martedì, 4, Agosto, 2020

Ecco perché l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha ritirato la Ranitidina

Il ritiro di un medicinale dal parte delle Istituzioni crea sempre molto sconcerto e paura nella popolazione, ma non sempre c'è un pericolo per chi lo ha assunto. Ecco i motivi del ritiro di questo farmaco così usato da moltissimi pazienti.

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L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha disposto il ritiro di tutti i lotti di medicinali contenenti il principio attivo ranitidina prodotto dalla casa farmaceutica SARACA LABORATORIES LTD – India e contemporaneamente in via precauzionale il divieto di utilizzo di tutte le altre confezioni prodotte da altri laboratori in attesa di essere analizzati.
Il problema non è legato al principio attivo di per sé, cioè alla ranitidina, ma ad una impurezza ritrovata nel farmaco prodotto nella casa farmaceutica indiana: la N-nitrosodimetilammina (NDMA) appartenente alla classe delle nitrosammine.

Cosa è la N-nitrosodimetilammina (NDMA)?

Questa sostanza trovata nei farmaci in questione (ranitidina e sartani) è presente in natura in molte forme e concentrazioni. Per prima cosa è un sottoprodotto dei processi di disinfezione delle acque, per cui la ritroviamo nelle acque che normalmente beviamo. Si trova poi nel fumo di sigaretta, ma anche in numerosi cibi tra cui formaggi, frutta in scatola, carni conservate, würstel, pesci e prodotti a base di pesce, nonché in bevande a base di frutta e bevande alcooliche quali la birra o superalcooliche (distillati di mele). Le concentrazioni misurate sono risultate tutt’altro che trascurabili.
Studi sui ratti hanno indotto gli studiosi a classificare questa sostanza come possibile cancerogena, per questo le autorità sanitarie per precauzione, cercano di limitare al massimo l’esposizione alla sostanza potenzialmente dannosa.
Tuttavia, come osserva l’AIFA e l’OMS, se ci si espone a quantità molto basse, l’NDMA non dovrebbe causare alcuna danno all’organismo umano.

A cosa serve la Ranitidina?

La ranitidina (antagonista dei recettori H2 dell’istamina) inibisce la secrezione acida  dello stomaco ed è utilizzato nel trattamento dell’ulcera, del reflusso gastroesofageo, del bruciore di stomaco e di altre condizioni associate a ipersecrezione acida. Per molti anni è stato prescritto “a tappeto” come protettore gastrico per chiunque assumeva farmaci ( e ancora si fa con nuove molecole). In queste forme, la ranitidina viene venduta  dietro prescrizione medica, ma in molte altre composizioni può essere acquistato come medicinale da banco, in forma di compresse.

Cosa fare se si assume un farmaco a base di Ranitidina

Per i pazienti assumono medicinali a base di ranitidina la terapia può essere sostituita con farmaci alternativi con le stesse indicazioni. Basta rivolgersi al proprio medico e discutere la possibilità di sospenderlo oppure di scegliere una terapia alternativa.
Per la ranitidina che hai già assunto, amen, ormai è andata, e se non ti successo nulla finora, probabilmente non ti accadrà nulla adesso.
Se hai l’abitudine di usare farmaci da banco a base di ranitidina, ti consiglio di portarli in farmacia e buttarli negli appositi contenitori per lo smaltimento dei farmaci. Valuta bene se e quanto ne hai bisogno (ma questo vale per tutti i farmaci che assumiamo senza alcuna prescrizione del medico!) e se possibile evita di ingurgitare medicinali di cui potresti fare a meno semplicemente modificando il tuo stile di vita e e la tua alimentazione.

Per informazioni: numero verde: 800-571661
e-mail: farmaciline@aifa.gov.it

Fonti: AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco)
www.fondazioneamga.org

 

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Saverio Schirò
Saverio Schirò
Infermiere esperto in Elettrofisiologia ed Elettrostimolazione, curatore del Sito.

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