venerdì, 26, Novembre, 2021

La disidratazione nell’anziano: una condizione piuttosto pericolosa!

Aggiornato al:

Autore:

Categoria:

La disidratazione è una condizione comune che affligge molte persone anziane. Non tutti assumiamo la giusta quantità di acqua, è vero, tuttavia, a causa di una serie di cambiamenti fisiologici che si verificano con l’avanzare dell’età, il rischio di disidratazione nell’anziano può comportare conseguenze gravi per la salute. A peggiorare la situazione è il fatto che i segni della disidratazione sono mascherati dal corpo che invecchia, e dunque vengono generalmente trascurati.

Quanta acqua ha bisogno l’essere umano?

Sapevate che il corpo umano è composto mediamente per il 60% di acqua? E che la percentuale varia con l’età? Dal 75% quando siamo neonati al 40-50% dell’anziano. Ecco perché la pelle delle persone anziane si presenta così rugosa. 

L’acqua è un nutriente essenziale per l’organismo umano, perché è coinvolta in tutte le funzioni fondamentali dell’organismo, e in più, favorisce i processi digestivi ed è fonte di sali minerali.
Quando, attraverso i cibi e i liquidi, non introduciamo la quantità adeguata di acqua rispetto ai fabbisogni dell’organismo, ecco che si instaura quella condizione negativa che si chiama disidratazione.

Una disidratazione moderata è già in grado di alterare alcuni processi fisiologici, come ad esempio la temperatura corporea, ma impoverito della parte liquida, il sangue diventa più viscoso e il fisico ne risente: il cuore si affatica e i cardiopatici possono addirittura incorrere in un collasso cardiocircolatorio. Un organismo disidratato è spesso soggetto a crampi muscolari e se peggiora ancora, si possono avere allucinazioni e perdita di coscienza, perché il nostro cervello per l’85% è composto di acqua!

Per star bene, dunque, è importante mantenere un corretto bilancio idrico, cioè bisogna far sì che la quantità di acqua che si perde (con urine, feci, respirazione e sudore) sia integrata con una pari quantità di liquidi assunti e questo soprattutto per gli anziani.

Perché gli anziani hanno un rischio di disidratazione più elevato?

Uno dei problemi della terza età è la difficoltà a mantenere un adeguato equilibrio idroelettrolitico. Le ragioni sono molte, alcune sono dovute all’invecchiamento di alcune funzioni biologiche: il meccanismo ormonale che interviene per contrastare la disidratazione diventa insufficiente; diminuisce la capacità di concentrazione delle urine da parte del rene; si altera il meccanismo che regola il bisogno di bere.
Un’altra ragione di disidratazione delle persone anziane è dovuta dalle terapie farmacologiche. Avanzando di età aumentano le patologie: non è raro che una persona anziana assuma più farmaci. Quelli che controllano le malattie cardiache, l’ipertensione, le malattie renali e le malattie del fegato, spesso sono diuretici, il che comporta una maggiore perdita di liquidi con le urine.

Da non dimenticare, infine, che spesso gli anziani soffrono di incontinenza ed oltre a perdere liquidi, ne introducono di meno volontariamente, per alleviare il fastidio: peggiorando ulteriormente il bilancio idrico.

Quali sono i segni che devono far sospettare una disidratazione? 

Osservare i segni della disidratazione in una persona anziana può essere difficile per via dell’aspetto. Alcuni segnali, tuttavia, potrebbero farci sospettare un principio di disidratazione sono: bocca e lingua secche; le urine che diminuiscono in quantità e appaiono piuttosto scure; una costipazione che peggiora. Si può anche eseguire un semplice test, la prova del pizzicotto: basta tirare la pelle sul dorso della mano e vedere se torna alla normalità in pochi secondi.  

Se la disidratazione aumenta, le mucose, comprese quelle degli occhi, appaiono secche e asciutte, gli occhi infossati e incapaci di produrre lacrime. Compaiono senso di affaticamento, mal di testa, arrossamento della pelle, crampi muscolari e perdita dell’appetito. Nei casi più gravi si possono presentare problemi di deambulazione o caduta, vertigini, nausea, vomito, disturbi del ritmo cardiaco, fino al rischio di coma.

Prevenzione della disidratazione nell’anziano

L’unica cosa che possiamo fare per contrastare la disidratazione negli anziani è misurare la quota giornaliera di acqua introdotta, perché l’anziano se non stimolato difficilmente beve. Ancora peggio se il nostro caro soffre di demenza o perdita di memoria per cui non si ricorda che deve bere.
In questi casi, è molto importante che chi lo assiste intervenga al più presto! Se sono in grado di capire, si può spiegare l’importanza del bere e stimolarli ad aumentare l’assunzione di liquidi. Attenzione a non affidarsi ad una valutazione soggettiva, tipo: “oggi ho bevuto abbastanza”. No, meglio misurare il fabbisogno e garantire il giusto apporto di liquidi.
Spesso non è facile, e occorre intraprendere alcune strategie per vincere la normale resistenza che ogni persona anziana presenta davanti al “dovere bere senza avere sete”.

Ognuno è giusto che metta in atto quelle che ritiene più opportune conoscendo il proprio caro che accudisce, qui vi presento solo alcuni consigli.

  1. Offrite da bere più volte nel corso della giornata, suddividendo i bicchieri di acqua. 
  2. Stabilite insieme come obiettivo della giornata bere 8 bicchieri di acqua, e poi verificare di averlo raggiunto. 
  3. Durante gli intermezzi tra un pasto ed un altro potete proporre altri liquidi (il tè o un succo di frutta).
  4. Assecondate i suoi gusti offrendogli bevande a lui gradite, senza eccedere nella quantità se zuccherate o gassate.
  5. Quando assume un farmaco, approfittate per incentivarlo a bere di più. 
  6. Incoraggiatelo a bere una camomilla o una tisana prima di andare a letto.
  7. Incentivatelo a mangiare ogni giorno frutta, verdura e zuppe che sono ricchi di acqua.
  8. E infine ricordatevi che in estate i liquidi vanno aumentati per la perdita d’acqua ulteriore a causa della sudorazione e della aumentata traspirazione.

In conclusione sfatiamo alcuni luoghi comuni

Cosa fare in caso di sospetto di disidratazione nell’anziano? 

Se si sospetta uno stato di disidratazione in un anziano occorre rivolgersi immediatamente al medico, il quale ne valuterà il grado, poiché potrebbe non essere sufficiente la sola somministrazione di liquidi per bocca.

Quanta acqua dovrebbe bere una persona anziana?

Per la quantità, la risposta è dipende. Da una serie di fattori. Per stimare la quantità di acqua da assumere negli anziani basta moltiplicare il peso corporeo per 30. Ad esempio: una persona di 70 kg dovrebbe assumere 2,1 l di liquidi. Diciamo che tendenzialmente è sufficiente 1,5 litri di acqua al giorno, da aumentare in estate o in corso di febbre o diarrea. Lo stesso, cioè se pratica un qualche tipo di attività fisica. 

Solo acqua o è possibile bere altre bevande?

L’acqua del rubinetto, che è potabile e controllata periodicamente, va benissimo, tuttavia, non sono controindicate le acqua minerali anche se gassate e neppure altri tipi di bevande come tè, tisane, succhi di frutta o bevande zuccherate. L’importante è che non siano controindicate, come in caso di alcune malattie, e in ogni caso senza esagerare.

Bisogna bere ai pasti o lontano dai pasti?

L’importante è bere: se ai pasti o fuori dai pasti non ha importanza. Meglio in entrambe le occasioni. Bere lontano dai pasti facilita l’assorbimento dell’acqua. Ma bere ai pasti, sebbene la diluizione dei succhi gastrici rallenta la digestione, un’adeguata quantità di acqua favorisce i processi digestivi perché migliora la consistenza degli alimenti ingeriti.

Saverio Schirò


Fonti:
Acqua, componente primaria del corpo umano, Estratto dal Consensus Document “Idratazione per il benessere dell’organismo”,
a cura della Società Italiana di Medicina Generale”
– La disidratazione dell’anziano – ED, Federazione IPASVI

Se l'articolo ti è piaciuto, condividilo!

Rimani aggiornato, seguici...

323FansMi piace

Vuoi scrivere?

Condividi la tua esperienza professionale: scrivi un articolo e fai crescere la comunità. Scopri come! ⎆
Saverio Schirò
Saverio Schirò
Curo questo sito condividendo 40 anni di esperienza in campo sanitario: vent'anni come infermiere tra gli ammalati e altrettanti come tecnico di Elettrofisiologia e controlli pacemaker e defibrillatori

LASCIA UN COMMENTO

Scrivi il tuo commento
Scrivi il tuo nome

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Ti potrebbero interessare...