venerdì, 25, Settembre, 2020

Ipoacusia nell’anziano

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Egr. dottore, le scrivo perché vorrei chiederle un parere medico su un problema che ho sperimentato nella persona di mia madre ultraottantenne ma che affligge tante altre persone.
Si tratta della ipoacusia dell’anziano, problema davvero molto frequente che, oltre al disagio fisico, ne comporta uno anche più grave che è sociale: queste persone in età avanzata, già retrocesse socialmente perché a nessuno interessano più di tanto, soffrono l’isolamento dovuto alla carente capacità comunicativa dovuta alla sordità. Si sentono ancora più sole e più accantonate, tanto che spesso si ritraggono nei loro cantucci.
Ora, queste persone, spesso si lasciano trascinare dalle promesse pubblicitarie che assicurano di restituire loro la capacità uditiva grazie ad aggeggi più o meno sofisticati e comunque molto costosi. Fanno visite a domicilio, ostentano una superprofessionalità ma spesso non raggiungono l’obbiettivo promesso ed i nostri cari vecchietti rimangono alla mercé di questi apparecchi che fischiano, si guastano, insomma non funzionano a dovere.
Sarebbe molto utile conoscere cosa dice la scienza (quella autentica e non mossa e promossa da fini commerciali) ed opportuno specificare se e quando un ausilio per l’udito è prescritto ed utile a migliorare decisamente l’udito affievolito dall’età. La ringrazio anticipatamente per la risposta che sono convinto sarà competente ed esauriente cosicché possa dare indicazioni alla mia cara mamma ottantaduenne che soffre di tale affezione e se necessario a tutti gli amici vecchietti coi quali ho spesso a che fare.

Andrea Lo Giudice

Risponde il dottor Alberto Tennerello, otorinolaringoiatra presso l’ARNAS Ospedale Civico di Palermo

Carissimo Andrea, la ringrazio per questa problematica che lei solleva perché davvero interessa molteipoacusia più persone di quelle che immaginiamo.
Per prima cosa si capisce facilmente che queste pubblicità e queste persone che si offrono per risolvere il problema dell’ipoacusia, sostanzialmente fanno capo a dei puri e semplici venditori, per cui attuano tutte le tecniche di marketing per raggiungere il loro scopo, finendo per screditare il lavoro di quei pochi che questo mestiere lo svolgono con grande serietà professionale e non cercano solo di carpire denaro al povero anziano che nella maggior parte dei casi sopravvive con una misera pensione.Tornando alla scienza, trattandosi di una diagnosi medica, è opportuno che l’esame dell’udito venga eseguito da un vero specialista, e cioè da un medico otorinolaringoiatra o da un audiologo, i quali possono avvallare o smentire l’esame eseguito dal venditore che spesso mira ad esagerare il danno.
Il medico, sulla base del tipo di sordità, che può essere trasmissiva, se è interessato il sistema membrana timpanica-ossicini, o neurosensoriale se è interessato il nervo dell’udito, potrà dare maggiori indicazioni sulla necessità o meno della protesizzazione e sui possibili risultati. Per quanto riguarda invece il tipo di protesi da utilizzare, devo ammettere che, più dei medici, sono più esperti i venditori perché ormai, con l’avvento dell’elettronica, il mercato offre una enorme quantità di protesi acustiche, sia analogiche che digitali, tra le quali scegliere quella specifica per quella precisa perdita di udito.
Dunque si capisce che si avranno buoni risultati, laddove questo sia possibile, unendo il lavoro del medico con quello del “audioprotesista”, così si chiama tecnicamente il venditore. Spesso, fra l’altro, lo stesso specialista può essere utile perché quasi sempre egli ha un proprio referente audioprotesista, che ha conseguito una mini laurea dedicata per poter esercitare al meglio questa professione, cosa che la maggior parte di quelli che bussano alla porta non hanno sicuramente conseguito.

Spero di essere stato esauriente, comunque sono sempre ha disposizione per approfondimenti e suggerimenti sull’argomento.

Dott. Alberto Tennerello.

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