Ipertrofia prostatica benigna (IPB): se la conosci la curi meglio!

Se hai difficoltà nell’iniziare ad urinare, se hai frequente bisogno di urinare, anche di notte e soprattutto se hai più di 50 anni e sei maschio, è molto probabile che soffri di ipertrofia prostatica.

L’ipertrofia (o iperplasia) prostatica benigna (IPB) si manifesta con un ingrossamento della prostata, una piccola ghiandola, presente solo negli uomini, e che serve a produrre il liquido prostatico che insieme agli spermatozoi prodotti nei testicoli formano il liquido seminale.
Questa ghiandola, piccola come una castagna, è localizzata al di sotto della vescica ed è attraversata dal primo tratto dell’uretra che collega la vescica con l’esterno, così l’aumento delle sue dimensioni può causare disturbi dell’atto dell’urinare (minzione). Inizialmente, i disturbi sono lievi ma senza cure, possono aggravarsi fino a bloccare completamente l’emissione dell’urina e determinando problemi alle vie urinarie e complicazioni renali.
I sintomi sono classici: il bisogno di urinare spesso, anche di notte, difficoltà ad iniziare la minzione, flusso debole e intermittente, gocciolamento dopo la minzione, sensazione di non avere svuotato del tutto la vescica. Ovviamente con diverse personali sfumature ed intensità. Finché i sintomi rimangono lievi non è necessaria alcuna cura: meglio aspettare e osservare. Ma quando diventano molto fastidiosi, incidono notevolmente sulla qualità della vita.

Le cause della ipertrofia prostatica a tutt’oggi sono sconosciute. Ma dal momento che l’ingrossamento è progressivo oltre i 40 anni, ma aumenta molto con l’età, le ipotesi più accreditate inducono a ritenere responsabile uno squilibrio ormonale. Ma di quale esattamente si tratti ancora non è chiaro.
Se qualcuno teme che l’ipertrofia prostatica benigna possa aumentare il pericolo di sviluppare il cancro alla prostata può stare tranquillo perché non c’è questo pericolo, tuttavia poiché i sintomi del tumore prostatico sono simili a quelli della IPB, è bene affidarsi all’urologo per fare la diagnosi corretta.

Una volta diagnosticata, l’ipertrofia prostatica benigna può essere curata in diversi modi. Inizialmente con l’uso di farmaci presi per bocca. Non curano la malattia, ma solamente i sintomi, per cui devono essere presi per tutta la vita. Ce ne sono di diversi tipi, e altri ancora ne vengono studiati, agiscono o riducendo il volume della prostata o rilassando la muscolatura involontaria del collo vescicale facilitando la fuoriuscita dell’urina. Ognuno ha degli effetti collaterali, per cui va valutato quale tipo di farmaco assumere a seconda di diversi fattori che il medico valuterà con attenzione.
Sui “rimedi naturali” non c’è accordo tra gli studiosi: alcuni ne parlano in termini entusiastici, altri li ritengono perfettamente inutili. Che dire? Al limite, col benestare del proprio medico, si possono provare, e passare a cure più efficaci se non si percepiscono miglioramenti oggettivi.

Nei casi più gravi può essere necessario ricorrere a interventi più invasivi che asportino parte della prostata che “stringe” l’uretra impedendo la minzione. Si tratta di interventi chirurgici che oramai non si fanno quasi più “a cielo aperto”, cioè tagliando l’addome per raggiungere la prostata, ma dall’interno della uretra, in anestesia totale o spinale, dallo sbocco del pene si introduce uno strumento che in diverse modalità (laser o meccaniche) è capace di rimuovere l’ingrossamento della prostata, scavando una specie di “tunnel” per facilitare l’emissione dell’urina.

Bene questo è quello che ti serve sapere se soffri di questo disturbo: affidati ad un urologo e fatti guidare. Se invece vuoi conoscere più dettagli, allora continua a leggere le informazioni sulla ipertrofia prostatica che trovi di seguito.

Apparato urogenitale maschile

Cosa è la prostata e a cosa serve

La prostata è una ghiandola dell’apparato genitale maschile. Si trova al di sotto della vescica e avvolge il primo tratto dell’uretra, il canale attraverso il quale l’urina dalla vescica passa all’esterno attraverso il pene. Normalmente la forma della prostata è piramidale, con base in alto e apice in basso: simile ad una castagna. Ha un diametro trasversale medio di 4 cm alla base, verticalmente è lunga 3 cm e antero-posteriormente circa 2 cm per un peso di 10-20 g.
La principale funzione della ghiandola prostatica è produrre il liquido prostatico, che serve alla produzione dello sperma. Il liquido prostatico svolge diverse funzioni che favoriscono la motilità e la sopravvivenza degli spermatozoi una volta espulsi con l’eiaculazione. La sua funzionalità è regolata dagli ormoni androgeni prodotti per lo più nei testicoli.

Perché la prostata si ingrossa? Cause dell’ipertorfia prostatica

Nonostante i numerosi studi e le diverse ipotesi, non si conoscono le cause precise dell’ipertrofia prostatica. Si sa che colpisce il 5-10% degli uomini di 40 anni di età, e fino all’80% degli uomini tra 70 e 80 anni, ma solo la metà di essi accusa dei disturbi. Non sono riconosciute cause di tipo ambientale e solo in parte concomitanze con altre patologie come il diabete o l’ipertensione arteriosa nell’insorgere della malattia, mentre si è ipotizzato il ruolo di fattori ereditari con l’aumentato rischio di incidenza in parenti di soggetti colpiti dalla patologia. Vista la relazione dell’ipertrofia prostatica con l’avanzare dell’età, si studia anche l’ipotesi che il livello degli ormoni maschili che variano con l’andropausa possa favorire l’ingrossamento della ghiandola prostatica.

Sintomi dell’ipertrofia prostatica

L’ipertrofia prostatica può manifestarsi con disturbi urinari inizialmente lievi ma peggiorando possono diventare tali da compromettere in modo importante la qualità di vita. Genericamente possono essere distinti in sintomi irritativi e sintomi ostruttivi.

Sintomi irritativi: sono i primi a comparire e sono dovuti all’ingrossamento della ghiandola che esercita una certa pressione sulla vescica obbligandola a un lavoro eccessivo per espellere l’urina accumulata. Di conseguenza, con il tempo, la vescica si indebolisce, diventa meno efficiente, non si svuota completamente ed il residuo di urina che rimane all’interno facilita la comparsa di infezioni o la formazione di calcoli. La necessità di urinare spesso di notte ne è una conseguenza, così come lo stimolo impellente di urinare.
I sintomi ostruttivi: sono determinati dal restringimento del canale uretrale che come abbiamo visto procede all’interno della ghiandola prostatica. La riduzione della potenza del flusso urinario così come la difficoltà ad iniziare la minzione ne sono i segni più tipici. Spesso l’atto dell’urinare avviene con intermittenza e alla fine è classico il gocciolamento. La vescica in questo modo non riesce a svuotarsi completamente e poco dopo avere urinato ecco che di nuovo torna il bisogno di tornare in bagno. A volte è possibile notare la presenza di sangue nelle urine e nei casi più gravi arrivare ad una ritenzione acuta di urina, vale a dire un vero e proprio “blocco” della minzione che richiede l’introduzione di un catetere vescicale per consentire lo svuotamento della vescica.

Come si esegue la diagnosi di ipertrofia prostatica benigna

In presenza di tali sintomi, è sospetta l’ipertrofia prostatica, ma è importante assicurarsi che non si tratti di altre patologie eseguendo un’indagine clinica accurata. Sarà il medico di famiglia a chiedere di effettuare analisi specifiche a cura dello specialista dell’apparato genito-urinario: l’urologo. I sintomi della IPB sono simili a quelli di altre malattie, come la prostatite, l’infezione del tratto urinario e il cancro alla prostata. La visita urologica e gli esami specifici dirigeranno il medico a capire di quale tipo di patologia si soffre.

Esame delle urine

L’analisi di un campione di urine è il primo passaggio da seguire. Meglio con l’urinocoltura, per escludere eventuali infezioni delle vie urinarie o della vescica.

Ecografia sovrapubica o transrettale

L’ecografia consente di rilevare le dimensioni e l’eventuale pressione della prostata sull’uretra e sulla vescica. Ne evidenzia la struttura e la presenza di eventuali calcificazioni. Può essere eseguita dall’esterno, sovrapubica o transrettale (TRUS), inserendo la sonda nel retto per avere un’immagine più dettagliata della prostata consentendo in questo modo di verificarne dimensioni e struttura. L’ecografia inoltre evidenzia il residuo postminzionale, cioè se rimane urina stagnante in vescica dopo aver urinato, che è sintomo importante che l’ipertrofia si sta aggravando. Serve anche a valutare lo spessore delle pareti vescicali che incrementa a causa della ostruzione al deflusso urinario. L’ecografia inoltre consente di diagnosticare complicanze frequenti di una IPB trascurata, come diverticoli vescicali, calcoli o sedimento al suo interno.

Esame rettale

esame rettale della prostataIndossando un guanto, il medico spinge delicatamente il dito indice attraverso l’ano fino a raggiungere il retto per poter palpare, attraverso la sua parete, la superficie della prostata e verificarne la consistenza e le eventuali anomalie. La procedura è leggermente fastidiosa, ma non dolorosa.

Uroflussometria

È un’indagine semplice e non invasiva per studiare e valutare il flusso di urina durante la sua emissione. Consiste nell’urinare nel flussometro, un apposito strumento simile a un normale water e attraverso una tecnologia elettronica, misurare la “potenza” del getto urinario riproducendo un grafico.

Test del PSA

Consiste nella misurazione, tramite un esame del sangue, della quantità di una proteina prodotta dalla prostata, appunto il PSA (antigene prostatico specifico). Valori elevati di PSA indicano l’aumento del volume della prostata ma devono essere interpretati correttamente per escludere l’eventuale presenza di un cancro. Tuttavia, il solo test del PSA non può fornire certezze poiché i suoi valori possono variare anche a causa di recenti infezioni o di interventi chirurgici per cui è sconsigliato eseguirlo come screening per la prevenzione del cancro della prostata.

Biopsia prostatica

La biopsia prostatica è un esame finalizzato al prelievo di piccoli campioni di tessuto prostatico, successivamente osservati al microscopio ottico per confermare, od escludere, la presenza di un tumore. Si tratta di un esame invasivo eseguito perforando la parete del retto con un lungo ago attraverso l’ano che va eseguito solo in casi eccezionali per i grandi rischi di infezione a cui si va incontro.

Come si cura l’ipertrofia prostatica benigna

Se l’ipertrofia prostatica non è curata può causare peggioramenti di vario tipo, anche gravi, compresi episodi di ritenzione urinaria acuta (non riuscire in alcun modo ad urinare) a causa della completa ostruzione dell’uretra da parte della prostata ingrossata fino all’insufficienza renale cronica.
Per scegliere la strategia migliore da seguire, il medico si basa sulla gravità dei disturbi, sul loro impatto nella vita quotidiana, sulle dimensioni della prostata, sulle condizioni generali di salute e sui possibili rischi e benefici delle diverse cure.
Le tre principali cure dell’ipertrofia prostatica sono:

Cambiamento dello stile di vita

In caso di disturbi lievi e moderati non è necessario sottoporsi ad alcuna cura medica immediata. Sarà sufficiente effettuare regolari controlli per seguire la progressione della ipertrofia. Un cambiamento nello stile di vita, con una attività fisica regolare ed una limitazione del consumo di caffeina ed alcol, potrebbe aiutare a ridurre i fastidi.

Terapia farmacologica

L’assunzione di farmaci è indicata per la cura di disturbi da moderati a gravi. Per lo più si tratta di farmaci che curano i sintomi alleviando i disturbi e per questo vanno assunti a vita. Necessitano di prescrizione medica.
Se ne utilizzano alcuni che servono a ridurre leggermente le dimensioni della ghiandola bloccando gli effetti di un ormone (diidrotestosterone – DHT). Quelli comunemente utilizzati sono finasteride e dutasteride.
Questi farmaci possono causare alcuni effetti indesiderati tra cui impotenza e diminuzione, o assenza, di sperma. In molti casi, questi effetti migliorano man mano che il corpo si abitua al farmaco.
Altra tipologia di farmaci utilizzati sono i bloccanti alfa adrenergici (tamsulosina, terazosina, alfuzosina, silodosina sono i più comuni). Questi farmaci servono a rilassare i muscoli della vescica rendendo più facile l’atto dell’urinare. Anche questi farmaci hanno degli effetti indesiderati: alterazioni della pressione sanguigna, a volte con vertigini e stanchezza e assenza di emissione di sperma o eiaculazione retrograda (in vescica).
Altre tipologie di farmaci sono in corso di studio e di verifica dei benefici e rischi.

Terapia chirurgica

Si ricorre alla chirurgia solo in presenza di gravi disturbi causati dall’ipertrofia prostatica e in caso di inefficacia della terapia farmacologica.
In caso di prostata di dimensioni eccessive è necessario intervenire con tecniche chirurgiche vere e proprie “a cielo aperto” come l’Adenectomia prostatica Trans-Vescicale oppure, per via endoscopica, con HoLEP (Enucleazione Della Prostata con Laser a Olmio attraverso la quale si procede all’enucleazione dell’adenoma che verrà spinto in vescica e ridotto in piccoli frammenti e poi aspirato all’esterno tramite un’apposito strumento).

L’intervento più praticato è la TURP (resezione endoscopica trans-uretrale della prostata). Consiste nell’introduzione, attraverso l’uretra, di uno strumento (resettore) che rimuove l’ingrossamento della prostata, scavando una sorta di tunnel per facilitare l’emissione dell’urina. Eseguito in anestesia, è un intervento poco invasivo che comporta una degenza di due, tre giorni. La convalescenza dura un paio di settimane, durante cui è bene astenersi da sforzi eccessivi come, ad esempio, guidare veicoli, perché causano vibrazioni, sollevare pesi e praticare attività sportiva.
Sempre in endoscopia, in alternativa alla TURP, si possono eseguire altri tipi di interventi con nuovi modelli di laser, limitando ulteriormente l’invasività delle operazioni. Ciò offre risultati duraturi permettendo inoltre di ridurre: tempi di degenza, impiego del catetere post-operatorio (24-48 ore), perdite di sangue anche in persone a maggior rischio, fastidi ed irritazioni post-operatorie.
Altre tecniche e procedure sono in via di sperimentazione e ancora in corso di studio per vetrificare gli esiti definitivi.

Rimedi naturali nella Ipertrofia prostatica benigna

Nel caso in cui si decida di ricorrere a rimedi naturali, normalmente di origine vegetale, è importante farlo in accordo con il proprio medico. Nessun estratto fitoterapico per l’ipertrofia prostatica benigna va infatti preso senza controllo medico poiché alcuni prodotti a base di erbe potrebbero aumentare il rischio di sanguinamento o interferire con le cure farmacologiche già in atto. Si tratta per lo più di principi estratti dalle piante, specie la serenoa repens e piante simili in composizioni varie o pure. Andrebbero presi per lunghi periodi per ottenere degli effetti, tuttavia se alcuni studi ne mostrerebbero l’efficacia, in molti li considerano dei semplici integratori e dunque inutili in caso di malattia conclamata.

Vivere con l’ipertrofia prostatica: consigli pratici

Prevenire l’ipetrofia prostatica sarebbe un grande vantaggio, tuttavia non esistono ad oggi delle norme comportamentali o stili di vita sicuramente efficaci per ottenere risultati certi. In ogni modo cambiare lo stile di vita, se quello che stiamo seguendo non è dei più salutari, fa bene a tutti i nostri organi. Una corretta alimentazione è sicuramente un punto di partenza fondamentale perché regolarizzare la funzione intestinale eviterebbe la comparsa di stitichezza cronica o la diarrea, entrambe irritanti per la prostata.

Dal punto di vista pratico è bene dunque mantenere uno stile di vita sano che preveda una certe dose di esercizio fisico compatibilmente con  le capacità di ciascuno. 30 minuti di camminata quotidiana andrebbero bene per tutti.

  1. Bere tanta acqua almeno due litri al giorno, a piccoli e frequenti sorsi, nell’arco delle 24 ore per mantenere le urine piuttosto diluite. Meglio però evitare di bere nelle ore serali per non alzarsi poi di notte.
  2. Cercare sempre di svuotare del tutto la vescica ma senza forzare troppo sulla muscolatura della minzione: può essere di aiuto urinare stando seduti.
  3. Utile limitare l’assunzione di bevande alcoliche e in genere di alimenti come pepe, peperoncino o spezie che irritano e infiammano l’intestino.
  4. La gestione dei disturbi dell’ipertrofia prostatica benigna è molto importante per evitare che progredisca e determini ostruzioni e danni alla vescica tali da rendere necessario l’intervento chirurgico.

Saverio Schirò

Fonti: Ipertrofia prostatica in ISSsalute.it
Iperplasia prostatica benigna in SIU – Società italiana di Urologia
Prostata in Wikipedia.it

 

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