martedì, 29, Settembre, 2020

Il Kaki, delle sette virtù

Il suo frutto è anche chiamato Mela d’Oriente.

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Il KAKI o LOTO, secondo i giapponesi: ha una lunga vita (può vivere anche mezzo secolo); l’ombra che offre; l’assenza di nidi fra i suoi rami; il legno inattaccabile dai tarli; le foglie che, indurite dal ghiaccio, diventano un gioco per i bambini; il fuoco alimentato dal suo legno e i frutti che, una volta caduti a terra, diventano ottimo concime.

Il kaki, è un albero originario della Cina, ma è in Giappone che ha avuto maggiore diffusione. Nel nostro Paese il primo albero di Kaki é stato piantato a Firenze, intorno al 1871. E’ una pianta molto resistente alle avversità, da non avere bisogno di particolari trattamenti colturali o antiparassitari. La regione italiana che ne produce di più è l’Emilia, seguita dalla Campania. Una produzione pregiata, ma molto limitata è quella dei cachi di Misilmeri, in Sicilia. I cachi devono la loro dolcezza a una quantità notevole di zuccheri (16%) e alla loro consistenza morbida e cremosa che esalta in bocca la loro dolcezza. Questa caratteristica purtroppo diminuisce l’indice di sazietà e quindi occorre valutare sempre con attenzione le quantità assunte per non esagerare con le calorie: ben 65 kcal per 100 grammi. I cachi risultano pertanto ideali in caso sia necessaria una carica di energia extra.
Contengono una buona quantità di vitamina A e discrete quantità di vitamina C e di minerali, tra cui il potassio. Sono inoltre una eccellente fonte di beta-carotene e criptoxantina e di fibre. Il caco si può considerare un frutto completo sotto tanti punti di vista. Possiede, inoltre, notevoli proprietà terapeutiche sull’apparato intestinale, quali potere astringente contro la diarrea, è ottimo per il trattamento della tosse e del singhiozzo ed ha una efficace funzione diuretica. Dunque, meglio andarci piano se hai qualche problema di peso.
A causa della sua scarsa resistenza dal momento che matura, molto spesso viene raccolto ancora acerbo, ma per far maturare in pochi giorni, il sistema più semplice è quello di mettere i frutti in un ambiente caldo e vicino a frutta come mele, che producono un gas naturale che accelera la maturazione.

Dott. Girolamo Calsabianca

Fonte: www.nellattesa.it – Settimanale d’Informazione Socio-Sanitaria dell’ A.N.I.O. Onlus

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