martedì, 27, Ottobre, 2020

È autismo? Che fare?

Un bambino rannicchiato in un angolo che non risponde ai richiami o che sfarfalla con le mani, impegnato a camminare in punta di piedi, o a correre avanti e indietro;  che non parla o  che  ripete  convulsamente  le  stesse  parole  senza  scopo, isolato o dondolante, che urla o che piange, con l’amore prigioniero dentro.

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La sindrome autistica è un disturbo devastante che compromette aree fondamentali di vita come la comunicazione, la relazione ed il comportamento e che si manifesta nei primi trentasei mesi di età perdurando per tutta la vita. Ogni anno aumenta il numero delle sue vittime.
Venti anni fa un bambino su duemila veniva diagnosticato autistico; oggi colpisce 2 persone su 1000 (autismo infantile) e altre 4 su 1000  ne  presentano  alcuni  sintomi  potendo  anch’esse essere incluse nella definizione di soggetti con “spettro autistico”. L’autismo è un disturbo pervasivo dello sviluppo, biologicamente determinato ma le cui cause sono multifattoriali e ancora sconosciute.

La  parola Autismo  deriva  dal  greco  “autos  =  se  stesso” identificando l’handicap con una tendenza all’isolamento. Infatti, la sua caratteristica principale è la difficoltà di contatto con la realtà, condizione che comporta un’impossibilità o comunque una grande difficoltà a comunicare con gli altri e a mantenere un contatto funzionale con l’ambiente.
Secondo i manuali di classificazione diagnostica, l’Autismo  viene  definito  un  Disturbo Pervasivo dello Sviluppo che si caratterizza con alcuni sintomi cardine  che  interessano principalmente 3  aree  (triade). Tenendo conto della peculiarità di ogni singolo individuo e della varietà dei quadri sintomatologici oggi non si parla più di Autismo ma di Autismi, con caratteristiche diversificate e sintomi diversi.

autismoSono presenti anomalie nelle capacità relazionali con spiccata tendenza all’isolamento. Ad esempio il  bambino potrebbe  non  tendere  le  braccia  verso  la  mamma (perché non riconosce la madre come figura di riferimento); avere difficoltà nell’abbraccio, nell’essere tenuto in braccio e nelle corrette posture corporee (per rifiuto del contatto fisico); evitare il contatto oculare; non rispondere se chiamato per nome o essere insensibile ai rumori; non ricercare conforto quando è ammalato, ferito, rimproverato né condividere gioia o emozioni; non cercare i coetanei per giocare o ricercarli in maniera inappropriata; non  salutare e  non  imitare  spontaneamente i gesti altrui; utilizzare l’altro in modo strumentale per ottenere qualcosa; piangere o ridere in situazioni non  appropriate; preferire attività di gioco solitarie, ripetitive e rituali.

La comunicazione (verbale e non) è assente o disfunzionale e presenta evidenti anomalie. Il 44% delle persone con Autismo possiede un linguaggio molto povero o limitato all’uso di poche parole e funzionale al soddisfacimento dei bisogni; solo il 31% dei soggetti ha un linguaggio quasi normale caratterizzato, comunque, da peculiarità patologiche (ecolalie, stereotipie, prosodie, ecc.) che impediscono di iniziare e/o sostenere una conversazione. Il resto della popolazione non raggiunge la fase verbale. Spesso il linguaggio può comparire normalmente nel 1° anno di vita per poi scomparire del tutto già al 3° anno di vita.
Al deficit espressivo possono aggiungersi anche difficoltà nel linguaggio ricettivo. Risulta, inoltre, deficitario il gioco imitativo e di simulazione.  Così, il bambino potrebbe presentare assenza o povertà nello scambio di sguardi, espressioni del viso, uso dei gesti, mimica; non indicare col dito; non guardare le persone e non sorridere se stimolato; mantenere un’espressione fissa; mancare di immaginazione e di recitazione nei giochi; mostrare disinteresse per i racconti immaginari; presentare un’intonazione monotona caratteristica; avere un uso stereotipato e ripetitivo di parole o  frasi; essere incapace di iniziare o mantenere una conversazione; non comprendere  battute, motti di spirito, doppi sensi, metafore, intenzioni.

L’immaginazione è povera, l’uso degli oggetti inappropriato, ritualistico e stereotipato. E a questo potrebbe associarsi impulsività con auto ed etero aggressività, scarsa  flessibilità  o ipersensibilità  per  tutto  ciò  che comporta variazioni dell’ambiente circostante e delle figure di riferimento affettivo, iperattività, rigidità e goffaggine motoria, ritardo  mentale  o  deficit  cognitivo  di vario  grado.
Il bambino ad esempio: si dondola; è ipersensibile a determinati suoni o rumori; sfarfalla con le mani; annusa, lecca o tocca ripetutamente cose e persone; capovolge o sbatte le macchinine giocattolo e fa girare le ruote; mette in fila oggetti o giocattoli guardandoli poi da una particolare angolazione; schiocca la lingua; cammina in punta di piedi;  guarda fisso le luci o oggetti in movimento (ventilatore, macchine); porta in giro e mostra attaccamento ad oggetti inusuali (un pezzo di stoffa, di plastica, di spago); va in crisi per banali cambiamenti della stanza (anche semplicemente per lo spostamento di un oggetto) o per cambi di percorso nelle uscite (andare a scuola, fare la spesa, andare a terapia, ecc.); sfoglia giornali e riviste in continuazione; strappa fogli di carta ripetutamente; si documenta sempre sugli stessi argomenti; emette suoni particolari; ripete frasi o parole fuori dal contesto; mostra scarso o eccessivo interesse verso gli alimenti (selettività alimentare); presenta difficoltà ed irregolarità del sonno; piange o ride senza apparente motivo. Questi ed altri comportamenti bizzarri possono variare nel proseguo dell’età. L’unica cosa che rimane evidente è l’assoluta incapacità a instaurare relazioni ed il divario sempre più accentuato fra l’età cronologica e quella neurologica.

Diverse sono, inoltre,  le possibilità evolutive di raggiungimento di discrete capacità di integrazione sociale e delle principali autonomie personali. Questo obiettivo è raggiungibile attraverso una diagnosi precoce, l’avvio di un iter di intervento educativo ed abilitativo precoce, intensivo e di qualità. In situazioni di sospetto rispetto ad alcuni comportamenti sopra descritti è assolutamente necessario rivolgersi al pediatra e alle figure di riferimento (neuropsichiatria infantile) per avviare il percorso della diagnosi.

La diagnosi precoce di autismo: compito dei genitori e dei pediatri (leggi)

Per info: www.autismoperche.it   info@autismoperche.it
Dott.ssa Gabriella Lo Casto
Psicologa Psicoterapeuta
A.G.S.A.S. ONLUS

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