sabato, 14, Marzo, 2020

A cosa serve l’impianto di un defibrillatore?

Il defibrillatore impiantabile (ICD) è un dispositivo capace di riconoscere ed interrompere aritmie cardiache maligne, cioè pericolose per la vita. Ecco in quali casi viene impiantato.

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Buongiorno Saverio,
a mio padre (85 anni) precedente IMA nel 2004, 2 angioplastiche stesso anno, 1 angioplastica febbraio c.a., scompenso cardiaco, insufficienza ventricolare sx, aneurisma aorta addominale (4,6) ipotensione, BPCO , è stato impiantato 40 giorni fa un defibrillatore (Biotronik Rivacor 7 VR -T) perché presentava aritmie maligne e pause lunghe. Quindi rischio morte improvvisa.

Il Centro presso cui è stato eseguito l’impianto lo ha dimesso senza spiegarci granché.
Dall’impianto a oggi, c’è stato un lieve miglioramento per quanto riguarda affanno e pressione arteriosa. Continua a lamentare sensazione di svenimento, persiste il pallore e la debolezza. Al primo controllo l’impianto è risultato a posto e, ci è stato detto, non è entrato in funzione neanche una volta. Non so, è come se io rilevassi discordanza tra quello che si è, giustamente, evinto dal controllo, e quello che io vedo osservando mio padre, che conosco bene e seguo da sempre nella sua malattia.
Mille dubbi e domande affliggono noi familiari. L’ignoranza in materia non ci aiuta per niente.
Vorrei gentilmente chiedere, in linea di massima, cosa aspettarsi per il futuro. Da due anni a questa parte è stato ospedalizzato più e più volte per scompenso cardiaco.
Questo impianto, servirà a migliorare la sua situazione in toto? In termini di qualità e quantità di vita intendo, oppure servirà a cosa, rispetto a cosa?
Chiedo scusa nuovamente per l’ ignoranza e ringrazio anticipatamente per la risposta.
Tina

Carissima Tina,
ti rispondo volentieri anche se purtroppo non potrò darti buone notizie.
Da quello che mi scrivi, il problema di papà è l’insufficienza cardiaca con relativo scompenso cardiaco di cui soffre. Se vuoi saperne di più su questa patologia puoi vedere il mio articolo “Insufficienza e scompenso cardiaco”.
In pratica, l’infarto e la cardiopatia ischemica mai risolta (le angioplastiche di cui ha avuto bisogno indicano che le coronarie tendono ad ammalarsi restringendosi) hanno danneggiato il suo cuore che ha perduto la forza di contrarsi a sufficienza. Puoi avere conferma dall’esito dell’ecocardiogramma in cui sicuramente potrai notare che il parametro FE o EF sarà ridotto al di sotto del 35% a fronte di valori normali che si aggirano intorno al 60% (è la frazione di eiezione che indica appunto la capacità contrattile del ventricolo sinistro).
I sintomi sono quelli da te descritti: stanchezza, difficoltà respiratoria, debolezza… Peggiorati dalla broncopatia cronica che sicuramente non aiuta.
L’insufficienza cardiaca in questi casi non si può curare. Le terapie con i farmaci aiutano a mantenere uno stato di relativa salute migliorando il senso di benessere. Naturalmente è bene affidarsi ad un Centro cardiologico per lo scompenso cardiaco.

E il defibrillatore perché? Mi chiedi.
Un cuore scompensato, con una frazione di eiezione ridotta, incorre in un certo rischio di aritmie maligne (→ tachicardie ventricolari) che possono essere letali. Per questo motivo si impianta un defibrillatore. L’ICD monitorizza i battiti cardiaci e interviene stimolando il cuore se il battito rallenta (funzione pacemaker) e mettendo in atto altre funzioni per interrompere aritmie riconosciute a rischio (funzione defibrillatore). In questo caso può erogare uno o più shock elettrici per “resettare” il ritmo cardiaco.
Dunque questo tipo di defibrillatore non aiuta a migliorare la malattia, ma salva la vita se è necessario.
Ai controlli, si verificherà che il sistema funzioni e che non ci siano stati episodi aritmici con o senza intervento dell’ICD. Per questo ti è stato detto che non è intervenuto, e meno male.

Per cosa aspettarti nel futuro nessuno può dirlo. Si tratta di una malattia subdola che può essere solo controllata negli effetti e nei sintomi. Importante è attenersi scrupolosamente alle indicazioni dei medici che lo seguono, non sospendere la terapia e sottoporsi agli esami di routine. Poi vita tranquilla, dieta equilibrata, riposo, e se possibile brevi passeggiate evitando di stancarsi inutilmente.

Spero di avere risposto in maniera esauriente, ma per qualsiasi dubbio scrivimi quando vuoi.

Saverio Schirò

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Saverio Schirò
Saverio Schirò
Infermiere esperto in Elettrofisiologia ed Elettrostimolazione, curatore del Sito.

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