Otite o disturbi da cellulare?

OtiteCaro dottore, ho 35 anni e da piccola, avevo circa un anno, quando mia madre si è accorta che avevo l’otite, poi diagnosticata dal pediatra. Ovviamente di questo episodio ho solo ricordi riportati e non conosco quale sia stato l’iter diagnostico e terapeutico che hanno adottato in quel caso. A distanza di tanti anni adesso ho una ghiandola nel collo e piccoli disturbi di udito, quali fastidio, nell’usare il cellulare con ’orecchio destro. Pensa che ciò possa essere dovuto all’otite avuta da piccola? E quali rimedi, se ne esistono, può suggerirmi per questo fastidio? La ringrazio anticipatamente
Patrizia.

Risponde il dott. Alberto Tennerello, medico specialista Otorinolaringoiatra dell’ARNAS Ospedale Civico di Palermo

Cara signora Patrizia, è molto plausibile che l’otite manifestatasi in giovane età  abbia lasciato dei reliquati. Ovviamente ricordiamo sempre che per telefono e mail non si fanno né diagnosi né terapie. Comunque spesso succede che gli adulti si ritrovino a patire di postumi di patologie che, per la mancanza di sintomi eclatanti come dolore e/o pus all’orecchio, non vengono più controllate dal medico di famiglia o meglio dallo specialista ORL. La presenza della ghiandola al collo potrebbe essere un campanello d’allarme, ma bisogna valutarne la grandezza, la consistenza, in quanto tempo si è formata, se è dolente, in quale parte del collo si trova, ed altri parametri che si valutano al momento della visita. Che ovviamente consiglio.

Per il fastidio con il cellulare, al momento non ci sono studi che confermano  un possibile danno legato all’emissione delle onde elettromagnetiche rilasciate da questi aggeggi che sicuramente ci condizionano la vita: quanto era bella la vecchia cabina telefonica, almeno eri costretto a fare due passi che riducevano la sedentarietà!
In ogni modo, nella mia esperienza professionale mi sono già capitati alcuni casi di soggetti che accusavano al padiglione auricolare ed all’orecchio, chi sensazione di calore, chi dolore, chi un fastidio imprecisato che non riuscivano a descrivere, a queste persone ho consigliato l’uso dell’auricolare connesso tramite cavo, e non bluetooth perché anche questo emette onde elettromagnetiche, ed hanno in parte risolto il problema.

D’altronde ricordiamoci che questo continuo contatto con il mondo ci stressa così tanto che oramai esiste “l’ansia da telefonino” per le improvvise chiamate, tanto che alcuni non lo spengono neanche quando entrano in chiesa, tutt’al più lo mettono vibrante ma rispondono lo stesso
Scusi le mie divagazioni, forse non strettamente mediche, comunque colgo l’occasione per porgerle i più sinceri auguri.

 Dr Alberto Tennerello

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