L’Insufficienza cardiaca: una guida per il paziente

L’insufficienza cardiaca è una malattia insidiosa e progressiva; molte persone che ne soffrono spesso lo hanno scoperto in ritardo quando le terapie erano meno efficaci. Diagnosticarla presto e curarla in tempo può essere determinante per il suo esito.

Che cosa è l’insufficienza cardiaca?

L’insufficienza cardiaca è una sindrome clinica dovuta all’incapacità del cuore a pompare una quantità di sangue adeguata alla richiesta del l’organismo.  
Si è in presenza, in pratica, di una riduzione della riserva cardiaca, cioè una differenza tra il massimo lavoro che viene richiesto al cuore di compiere e quello che invece esso può realmente compiere. La conseguenza è che il cuore diventa incapace di compensare questa riduzione determinando la comparsa di una condizione che viene definita scompenso cardiaco.
Sotto l’aspetto emodinamico, ciò comporta un ridotto apporto di sangue ai tessuti con danno della funzione degli organi; un ristagno di sangue (congestione ) che interessa tutto l’organismo o il circolo polmonare, o di tutti e due, con un accumulo di liquidi in eccesso a  partire dagli organi declivi come gli arti inferiori e poi a livello polmonare.

Anche un cuore sano può occasionalmente andare incontro a scompenso quando la richiesta funzionale a cui sottoposto supera quella massima che esso è in grado di fornire. Un esempio classico è quando ci si sottopone ad alcune prestazioni agonistiche estreme e la sensazione di stanchezza non è seguita da un adeguato riposo. In questi casi si parla di scompenso relativo perché il riposo permette la ricomparsa del compenso e il ritorno alla piena normalità.
Esistono inoltre condizioni di insufficienza cardiaca per cause rimovibili (con farmaci o chirurgicamente), in cui rimossa la causa cessano i sintomi col recupero più o meno completo della funzionalità cardiaca.
Nella maggior parte dei casi, invece, si tratta di una condizione cronica che deve essere seguita e curata per tutta la vita.

Perché avviene l’insufficienza o lo scompenso cardiaco?

L’insufficienza cardiaca è la più comune diagnosi di dimissione di pazienti al di sopra dei 65-70 anni e al primo posto per giornate di ricovero in Italia. Una malattia della terza età insomma, ma non solo. Sono infatti diverse le cause che possono portare il cuore a non essere in grado di pompare correttamente. Ovviamente le più comuni sono di origine cardiaca, in conseguenza di alterazioni che riducono l’efficienza contrattile del cuore:

  1. Malattia delle coronarie (le arterie che portano sangue arterioso al cuore), specialmente se ha determinato uno o più infarti che hanno compromesso la capacità di contrarsi del cuore (ipocinesie o acinesie cardiache).
  2. Malattie del muscolo cardiaco (cardiomiopatie primitive), spesso di origine sconosciuta, probabilmente esito di infezioni virali (miocarditi); benché esistono forme con caratteristiche ereditarie (miocardiopatie familiari). Più raramente possono essere conseguenza della assunzione di sostanze tossiche per il cuore (eccesso di bevande alcoliche o alcuni farmaci impiegati in chemioterapia).
  3. Malattie delle valvole cardiache (valvulopatie) e le malformazioni del cuore presenti sin dalla nascita (cardiopatie congenite), che causano un aumento del lavoro del cuore e/o un’alterazione del flusso nei vasi polmonari.
  4. Gravi disturbi del ritmo con bradicardie estreme (battiti lenti) o tachicardie persistenti (battiti veloci).

Ci sono poi cause di origine circolatoria, per alterazioni dei vasi sanguigni che  si irrigidiscono e producono un aumento delle resistenze periferiche (ad es aterosclerosi diffusa) o che alterano l’irrorazione del miocardio (ad coronaropatie).
L’ipertensione (pressione alta) se non curata aumenta il lavoro del cuore, che nel tempo può ingrossarsi (cioè sviluppare ipertrofia) e affaticarsi. Ma possono esistere anche anomalie vascolari che riducono il ritorno di sangue al cuore.

Altre cause extracardiache o extra circolatorie, riducono l’apporto di Ossigeno ai tessuti o danneggiano le fibre cardiache.
Le più comuni sono le m
alattie pneumologiche, le anemie gravi, l’ipertiroidismo, il Beri Beri (grave carenza di Vit B1), le forme gravi di ipossia (scarsa ossigenazione).

Come avviene lo scompenso cardiaco?

Gli effetti che conseguono all’insufficienza cardiaca si manifestano con due meccanismi differenti che possono, però, coesistere, integrandosi vicendevolmente. Uno dei meccanismi è innescato inizialmente dalla deficienza contrattile dei ventricoli che induce una riduzione della portata circolatoria, cioè della quantità di sangue pompato dal cuore, con conseguente perfusione periferica inadeguata alle esigenze dell’organismo: insufficienza perfusionale. L’altro meccanismo viene innescato quando il sangue che deve ritornare al cuore viene ostacolato e di conseguenza aumenta la pressione nelle vene, che si ripercuote sia a livello del circolo polmonare che di quello sistemico causando ristagno di sangue nel circolo venoso sistemico o in quello polmonare, o in tutti e due, cioè, congestione venosa o ipertensione venosa, responsabile di sovraccarico diastolico: insufficienza congestizia.

La riduzione della portata circolatoria (volume minuto)  può coinvolgere solo uno dei due ventricoli (insufficienza cardiaca destra o sinistra) o entrambi: in questo caso si ha l’insufficienza globale o biventricolare. L’insufficienza cardiaca può essere acuta quando gli effetti, la cui intensità può essere di vario grado, si manifestano in maniera improvvisa, o cronica quando, invece, la gravità degli effetti va incontro ad un progressivo incremento.

ReneA lungo andare, il difetto di perfusione provoca alterazioni importanti a carico della funzione renale non solo perché riduce la filtrazione del glomerulo renale, ma soprattutto, perché si innesca un meccanismo ormonale all’interno del rene che induce ritenzione del sodio e conseguentemente di acqua che fa aumentare la quantità di liquido nel circolo ematico e dunque il sovraccarico al cuore già malfunzionante.   

Quali sono i sintomi dell’insufficienza cardiaca?

L’insufficienza cardiaca si manifesta con una segni e sintomi che interessano pressoché tutti gli organi, con prevalenza di alcuni su altri, ma tutti gravemente compromessi nelle loro funzioni. Sulla base dei sintomi che il paziente accusa il medico può valutare se si è in presenza di insufficienza cardiaca, e prescrivere gli esami specifici per confermare la malattia: un ECG, un Ecocardiogramma, l’esame del BNP (Peptide natriuretico di tipo Bo altri esami che ritiene necessari.
È molto importante che chi avverte uno o più di questi sintomi si rivolga al proprio medico curante per poi proseguire le indagini con gli specialisti.

  1. Stanchezza (astenia) con facile faticabilità che provoca la riduzione della capacità di compiere sforzi fisici e nelle forme più avanzate anche le attività più leggere (come vestirsi). Da questo tipo di sintomi è stata redatta la classe di gravità dello scompenso secondo la scala NYHA (New York Heart Association) da I a IV.
  2. La dispnea (mancanza di respiro e affanno) può essere di diverso grado: da sforzo (intenso, medio o leggero), e nei casi più avanzati anche a riposo con difficoltà a respirare stando sdraiati, il che rende necessario l’utilizzo di 2 o più cuscini per dormire.
  3. Sensazione di ingombro addominale con dolenzia al fianco destro durante l’attività fisica o dopo pasti anche non abbondanti. Questo per le difficoltà digestive dovute al ridotto apporto di sangue all’apparato digerente e all’accumulo di liquidi a livello del fegato (stasi epatica).
  4. Sensazione di palpitazioni o irregolarità del ritmo con accelerazioni (tachicardie) o rallentamenti (bradicardie)
  5. L’edema (gonfiore) dovuto all’accumulo di liquidi è un segno molto comune soprattutto a livello delle gambe. Scarpe che diventano strette, calze che lasciano il segno, pressione del dito alla caviglia che lascia l’impronta.

Come si cura l’insufficienza cardiaca?

L’insufficienza cardiaca è nella maggior parte dei casi una condizione cronica; per questo merita di essere seguita e curata per tutta la vita. Solo in alcuni casi (ad es. intervento chirurgico per una malattia valvolare che non ha ancora determinato un danno irreversibile al muscolo cardiaco) è possibile guarire definitivamente.
L’obiettivo delle cure è allungare la vita e migliorare la qualità di vita del paziente.
La terapia dell’insufficienza cardiaca si basa sull’uso di farmaci e su alcuni trattamenti non farmacologici, fra i quali i più importanti sono alcuni interventi cardiochirurgici  che possono rimuovere le cause e in alcuni casi con l’applicazione di dispositivi elettronici come i defibrillatori e pacemaker biventricolari.

Terapia Farmacologica dell’insufficienza cardiaca

FarmaciLe terapie farmacologiche disponibili consentono un sostanziale miglioramento della storia naturale dei pazienti affetti da insufficienza cardiaca. Alcuni sono in grado di contrastare, rallentare o addirittura far regredire i meccanismi alla base della malattia, altri curano o contrastano alcuni dei sintomi più invalidanti della insufficienza cardiaca.
L’obiettivo è quello di mantenere il più a lungo possibile le condizioni di compenso e quindi il benessere del paziente. In alcuni casi i farmaci sono in grado di “curare” l’insufficienza cardiaca preservando il cuore dal peggioramento o addirittura migliorandone le prestazioni. Ovviamente sarà il medico a modulare le prescrizioni terapeutiche adattandole ai singoli pazienti.

Terapie non farmacologiche nell’insufficienza cardiaca

La maggior parte dei pazienti con insufficienza cardiaca può essere curata solo con i farmaci. Tuttavia, in alcune condizioni specifiche si può ricorrere a procedure interventistiche (impianto di pacemaker o di defibrillatore biventricolare; angioplastica sulle eventuali coronarie ammalate) o cardiochirurgiche (correzione dell’insufficienza mitralica, interventi di plastica o rimodellamento ventricolare) che non sostituiscono ma integrano la terapia medica.

Trapianto cardiaco

Terapia estrema nei casi in cui lo scompenso è ormai refrattario ad ogni tipo di terapia. Naturalmente è possibile a condizione che non vi siano controindicazioni assolute o relative da valutare caso a caso. L’inserimento in lista per il trapianto di cuore è comunque una decisione che va valutata col cardiologo curante e tenuta in considerazione come possibilità, specie se il paziente è in giovane età.

Cosa deve fare chi soffre di scompenso cardiaco?

Di scompenso cardiaco non si guarisce, però si può fare tanto per tenere sotto controllo la malattia ottenendo quei miglioramenti che consentono di vivere a lungo e al meglio delle possibilità. Cosa deve fare, dunque, chi soffre di insufficienza cardiaca cronica?
Per prima cosa, adottare uno stile di vita adeguato, sia in termini di misure generali di prevenzione cardiovascolare, che rispetto ad alcune norme specifiche. Poi, affidarsi ad un Centro Cardiologico specializzato. In alternativa farsi seguire da un cardiologo di fiducia. Ed ovviamente attenersi alle prescrizioni, alle terapie ed alle indicazioni che si ricevono.

Smettere di fumare se si è fumatori

La nicotina aumenta la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna. Inoltre nuoce ai vasi sanguigni soprattutto alle arterie del cuore. È stato dimostrato che smettere di fumare migliora decisamente la prognosi di chi soffre di malattie cardiache. Contrariamente a quello che si crede, non ci sono evidenze scientifiche che la sola riduzione del numero di sigarette abbia gli stessi benefici.

Evitare bevande alcoliche

Eliminare le bevande superalcoliche è una necessità mentre è possibile bere un bicchiere di vino ai pasti.

Limitare il consumo di caffeina

La caffeina ha il potere di aumentare i battiti cardiaci e la pressione arteriosa: un lavoro inutile per il nostro cuore. La caffeina è contenuta nel caffè ma anche nel té. Una o due tazzine di caffè al giorno, in ogni caso sono concesse.

Modificare lo stile di vita

Mantenersi in forma è una prerogativa per tutti ma un imperativo per chi soffre di scompenso cardiaco. L’obesità è una condizione che peggiora tantissimo lo stato di salute perché impegna il cuore ad un inutile super lavoro.   

Scegliere un’alimentazione corretta ed equilibrata

Ridurre al minimo l’apporto di sale (in tutte le sue forme!), abolire gli insaccati, limitare la carne rossa, i latticini interi e le uova. Preferire pesci, cereali e legumi per l’assunzione delle proteine necessarie e privilegiare le verdure e la frutta.
Limitare l’assunzione di acqua e liquidi a circa un litro e mezzo al giorno.

Fare attività fisica regolare

Per quanto è possibile, cerca di mantenerti attivo. Con il benestare del tuo cardiologo pianifica un’attività fisica costante da eseguire tutti i giorni possibilmente alla stessa ora di modo che diventi una parte essenziale della tua giornata.

Riposare adeguatamente

Il riposo è essenziale per fare recuperare al corpo energie e rilassare l’attività cardiaca. Per questo è importantissimo cercare di riposare bene. Evitare di fare pasti abbondanti che inducono a sonnellini prima di andare a dormire, come addormentarsi sul divano davanti alla televisione. Il riposo dopo pranzo è consigliato così come alzare le gambe di tanto in tanto per facilitare la circolazione degli arti inferiori.

Misure da adottare a casa per gestire l’insufficienza cardiaca

Assumere sempre la terapia prescritta, così come è stata indicata dal medico senza sospendere o modificare il dosaggio autonomamente. Se si riconoscono problemi o effetti indesiderati è sempre meglio che il cardiologo venga avvertito e sia lui a decidere eventuali cambiamenti.
Ricordati di misurare regolarmente la pressione arteriosa, la frequenza cardiaca e il peso corporeo. Segnare i valori in un apposito diario da mostrare al medico ad ogni visita.

Quando e come misurare la pressione?
Al mattino e/o alla sera prima di mangiare e di assumere farmaci
Almeno un’ora dopo avere preso il caffè (o avere fumato, per i fumatori)
Rimanere seduti, calmi e rilassati con braccio poggiato su di un piano.

Perché è importante controllare il peso corporeo? Il peso corporeo è un parametro importante perché il suo aumento improvviso potrebbe essere un segno di accumulo di liquidi con rischio di peggioramento dello scompenso. All’inizio di ogni nuova terapia è bene pesarsi ogni giorno, lo stesso se si avvertono peggioramenti dello stato di salute. Quando si migliora i parametri possono essere rilevati una volta la settimana se non diversamente indicato dal proprio medico.

 

Saverio Schirò
Infermiere – Elettrofisiologia ed Elettrostimolazione
Cardiologia – ARNAS – Ospedale Civico – Palermo

Fonti: G.M.PONTIERI, Patologia generale e Fisiopatologia generale, Corsi di laurea per professioni sanitarie, Padova 2008
Scompenso cardiaco in Fondazione per il tuo cuore – ANMCO
Linee guida ESC per la diagnosi e il trattamento dello scompenso cardiaco acuto e cronico 2008 in G Ital Cardiol 2009; 10 (3): 141-198
Documento di consenso ANMCO/IACPR/SICI-GISE: La gestione clinica del paziente con cardiopatia ischemica cronica in G Ital Cardiol 2016;17 (7-8): 529-569
BNP – Peptide natriuretico di tipo B in ISSsalute – Istituto Superiore di Sanità (ISS)

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