L’impianto di pacemaker

Quando un cardiologo prescrive l’impianto di un pacemaker cardiaco, spesso ci si sente spiazzati, preoccupati e mille domande ci assalgono. “Ma è proprio necessario? Dove devo eseguire l’impianto? Di che si tratta? E’ un intervento pericoloso? E così via.
Chiariamo subito che per quanto riguarda la necessità di eseguire l’impianto, non ci sono tante possibilità di scelta: anche se i sintomi non sono sempre evidenti, se il cardiologo ha parlato di impianto di pacemaker, allora è quasi certo che bisogna eseguire l’intervento per prevenire rischi molto gravi.
Per quello che riguarda il dove eseguire l’impianto, posso assicurare che quasi ogni città offre Centri specialistici assolutamente affidabili. Tutti i grandi ospedali pubblici possiedono reparti di Cardiologia con personale medico ed infermieristico perfettamente in grado di eseguire l’impianto di un pacemaker. Anche molti ospedali privati sono attrezzati con professionisti molto validi capaci di eseguire l’intervento in piena sicurezza.
Per gli altri interrogativi cercherò di rispondere alla luce della mia lunga esperienza come infermiere nel Servizio di Elettrostimolazione del reparto di Cardiologia.

Quando è necessario l’impianto di un pacemaker?

Partiamo col capire come funziona il cuore umano.

sistema20di20conduzione_0Il cuore lavora come una pompa meccanica regolata da un sistema elettrico. Segnali elettrici regolari vengono prodotti in una area specifica situata nella parte alta dell’atrio destro (nodo Seno Atriale) e, viaggiando lungo vie elettriche raggiungono prima una zona intermedia che si trova all’incrocio tra i due atri e i due ventricoli (nodo Atrio Ventricolare) e da lì, si diffondono nei due ventricoli facendoli contrarre contemporaneamente in modo da pompare il sangue in tutto il corpo. La contrazione dei due ventricoli è quello che viene percepito come battito cardiaco.
Le pulsazioni sono variabili da persona a persona e sono influenzate dalla necessità dell’organismo di ricevere ossigeno attraverso il sangue. 60 – 100 battiti al minuto vengono considerati normali; ovviamente a riposo, i battiti saranno intorno a 60 aumentando durante gli sforzi fisici o le sollecitazioni emotive.
Una frequenza cardiaca decisamente al di sotto dei 60 battiti per minuto viene considerata una bradicardia e potrebbe essere segno di un malfunzionamento del sistema elettrico di conduzione.
Questo rallentamento dei battiti, a volte non assicura la corretta quantità di sangue che circola nell’organismo col risultato che la persona si sente stanca, può avere dei capogiri o addirittura può svenire.

Se il malfunzionamento del cuore è stabile, un elettrocardiogramma è sufficiente per scoprirne la causa; se invece i sintomi sono sporadici, allora occorreranno esami più approfonditi, come la registrazione di un elettrocardiogramma continuo per 24 ore (chiamato Holter) oppure la stimolazione di un punto preciso vicino al collo (massaggio del seno carotideo) o altri esami che il cardiologo può prescrivere.
Se dall’esito degli esami emerge un malfunzionamento del sistema elettrico del cuore, ecco che il rimedio sarà l’impianto di un pacemaker che potrebbe risolvere completamente il problema.

Che cos’è il pacemaker?

quanto è grande un pacemakerIl pacemaker è un piccolo dispositivo costruito con materiale metallico, capace di generare impulsi elettrici tramite un piccolo computer installato al suo interno, alimentato da una batteria al litio. Viene impiantato, tramite un intervento chirurgico, sotto la pelle del torace, normalmente poco sotto la spalla destra o sinistra. Uno o più elettrocateteri, passando attraverso una vena che dal torace raggiunge l’interno del cuore lo collegano al dispositivo.
Il pacemaker tiene costantemente sotto controllo il ritmo cardiaco e, in base alla programmazione effettuata dal medico, rilascia energia elettrica per stimolare il cuore quando il ritmo rallenta. Una volta impiantato, il dispositivo può essere interrogato e programmato dall’esterno tramite un computer che si chiama programmatore, appoggiando una bacchetta sulla pelle e comunicando con il pacemaker.

sede di impiantoLa durata della carica di un pacemaker varia dal tipo di programmazione e dal fabbisogno del paziente, per cui può rimanere carico dai cinque ai dieci anni, funzionando sempre perfettamente fino al momento in cui verrà sostituito con un pacemaker nuovo. Normalmente, la sostituzione riguarda solo il dispositivo mentre gli elettrocateteri rimangono in situ, per cui l’intervento di sostituzione normalmente si esegue in Day Hospital.

Come si esegue l’impianto di pacemaker?

L’impianto si esegue tramite un intervento chirurgico in anestesia locale.

schema grafico impiantoIl medico inserisce l’elettrocatetere in una vena attraverso una piccola incisione sotto alla clavicola. Seguendo il decorso della vena, il catetere giunge al cuore fino ad essere posizionato con l’estremità a diretto contatto con la parete interna del cuore: nel ventricolo destro se l’impianto è monocamerale; con un secondo catetere posizionato nell’atrio destro, se è necessario un pacemaker bicamerale.
Una volta posizionati, gli elettrocateteri vengono controllati per accertare che siano in grado di rilevare distintamente i segnali cardiaci spontanei e di erogare al cuore una stimolazione adeguata col minimo dispendio di energia. Eseguito tale controllo, i cateteri vengono collegati al pacemaker e questo viene collocato in una piccola tasca, sotto la pelle, dove si era praticata l’incisione. L’incisione viene chiusa con punti di sutura.

La procedura dura mediamente un ora dal momento dell’incisione. Dopo l’intervento il paziente dovrà stare a riposo (a letto) per circa 24 ore e potrà essere dimesso il giorno dopo ancora, dopo avere effettuato i controlli di routine.
Sei o otto settimane dopo l’impianto dovrà tornare in ospedale per il primo controllo e da quel momento sarà il medico o il tecnico che effettuerà il controllo a stabilire i tempi dei successivi controlli (normalmente ogni 6 -12 mesi)

Quali rischi comporta l’impianto di un pacemaker?

Trattandosi di un intervento chirurgico, anche l’impianto di un pacemaker comporta alcuni rischi. Va ricordato che l’impianto si esegue in anestesia locale e i rischi durante l’intervento sono molto rari e quasi tutti che si risolvono immediatamente o dopo una semplice cura. Nel consenso informato, che verrà firmato prima dell’impianto, come prevede la legge, saranno elencati tutte queste possibilità e a leggerle, a volte ci si può impressionare. Ma non bisogna avere paura perché sono evenienze davvero rare e in ogni caso il medico ed il personale infermieristico saranno in grado di affrontarle con competenza e grande professionalità.
Per dettagli puoi vedere qui: Rischi nell’impianto di un pacemaker

Come cambia la vita dopo l’impianto di un pacemaker?

Una volta ristabilito dopo l’intervento per l’impianto (di solito pochi giorni),  si potrà riprendere la vita attiva e il pacemaker sarà sicuramente d’aiuto a migliorarne la qualità.
Per i primi giorni e nelle successive settimane bisognerà adottare qualche precauzione e muovere la spalla con prudenza, evitando di sovraccaricare di pesi eccessivi il braccio, ma poi, lentamente potrà tornare alle normali attività. Il pacemaker sarà un aiuto a supportare le capacità fisiche della persona ma, naturalmente, quello che è consentito e quello che sarà sconsigliato dipende dal paziente e solo il medico che lo conosce potrà dare le indicazioni corrette.

Cosa posso usare e cosa devo evitare?

Ogni pacemaker è dotato di funzioni interne che lo proteggono dalle interferenze prodotte dalla maggior parte delle apparecchiature elettriche che si usano normalmente nelle nostre case; tuttavia forti campi magnetici o elettrici potrebbero interferire col normale funzionamento del dispositivo. Queste interferenze elettromagnetiche (EMI) sono comunque temporanee e normalmente non danneggiano il dispositivo per cui smettono di interferire un volta che ci si allontana dalla fonte di emissione.

Elenco delle apparecchiature che possono procurare interferenze con il Device impiantato

Saverio Schirò

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48 Commenti

  1. Buonasera ..a mia mamma giorni fa è stato impiantato il pacemaker.. l’intervento è andato bene..ma adesso è normale avere un po’ di gonfiore dopo 5 giorni dall’intervento??

    • Buongiorno. Un gonfiore post chirurgico può essere normale, così come una dolenzia o piccoli ematomi localizzati. L’importante è che siano fenomeni moderati e soprattutto non fuoriesca sangue dalla ferita. Aspetterei il nornale decorso senza fare nulla.

  2. Più che un commento lascio una domanda! Quando si parla di aritmia del cuore … brachicardia e tachicardia e il paziente deve installarsi il pacemaker, questo vale anche per la tachicardia o riesce solo a controllare la brachicardia?
    Chiedo questo perché mi dicono che il pacemaker è regolabile da un minimo 60 ad un massimo 130 e non capisco come faccia a gestire la richiesta naturale del momento dello sforzo. Grazie

    • Buongiorno, domanda molto interessante la sua. Rispondo brevemente intanto specificando che il pacemaker entra in funzione soltanto in presenza di ritmi lenti, quindi bradicardia.
      Ora, questa bradicardia può essere dovuta ad un difetto della sede in cui i battiti vengono generati, il nodo seno atriale, oppure ad un difetto di conduzione dell’impulso all’interno del cuore. In questo secondo caso, il pacemaker adegua il ritmo cardiaco a quello generato regolarmente. Nel caso in cui l’impulso nasce lento, sarà il pacemaker a regolare la frequenza a seconda di come viene programmato: appunto con una frequenza minima che di solito si regola intorno hai 60 battiti per minuto. Una funzione particolare del pacemaker in questo caso adegua la frequenza all’attività del paziente con un sensore di movimento che avverte l’attivita’ incrementando di conseguenza il numero di battiti al minuto. Ovviamente fino ad un limite massimo programmabile che di base è intorno ai 130 battiti al minuto.
      Spero di essere stato abbastanza chiaro e mi riprometto di fare a breve un articolo che spieghi come è fatto e come funziona il pacemaker.

  3. Buona sera Saverio. Vorrei sapere per sua esperienza professionale, se il pacemaker può causare il rigetto
    da parte del corpo, con conseguente terapia a base di Cortisone. Le sto ponendo questa domanda, perchè
    ad un mio parente che vive in Germania, gli è stato impiantato un pacemaker ed in seguito è stato sottoposto a terapia di Cortisone, gli è stato detto che il corpo rifiuta il materiale di cui è composto il Pacemaker.
    Vorrei un suo giudizio in merito e se risponde al vero. Grazie per la sua eventuale risposta.

    • Buonasera Antonio. Il materiale con cui è rivestito il pacemaker è una lega di titanio medicale. Materiale non soggetto ad alcun tipo di rigetto. Tranne nel caso rarissimo, ma possibile, di allergia al titanio.
      Sfortunatamente sono pure possibili infezioni del sistema per contaminazione batterica o virale. Questo può avvenire in prossimità dell’impianto o mesi o addirittura anni dopo l’impianto e coinvolgere sia il pacemaker che i cateteri. Nei casi più gravi entrambi possono essere espulsi dalla loro sede e perforare la pelle fuoriuscendo dall’alloggiamento. Nel caso specifico, la somministrazione di cortisone sembra indicare una possibile forma allergica.

      • L’Impianto è stato effettuato nel 2012, da quel momento, periodicamente deve fare una terapia di Cortisone, l’ultima terapia è stata iniziata il giorno 4 febbraio di questo anno.
        secondo Lei a cosa serve questa terapia, per allergia al titanio? Un altro particolare riferito, durante il controllo del Pacemaker, si sono verificate delle brevi interruzioni,
        in 1/2 ora si sono verificate due interruzioni, gli hanno detto che dovevano aggiustare il dosaggio del Cortisone. Cosa ne pensa Lei? Grazie.

        • Buonasera. Ho chiesto informazioni in merito al suo quesito ma sfortunatamente nessuno ha mai avuto esperienze di questo genere.
          Non avendo informazioni specifiche possiamo solo supporre che il cortisone venga somministrato per un riscontro di allergia al titanio. Ma sono solo supposizioni.

  4. Buonasera,
    a mia madre è stato impiantato un pmk il 1 novembre; da subito ha avuto fortissimi dolori al collo. A distanza di una quindicina di giorni ha cominciato a lamentare forte dolore alla spalla, petto e sulla faccia superiore della scapola.
    Dopo qualche giorno, Nn sopportando più questi dolori, si è rivolta al centro che ha svolto l’intervento: tac con contrasto d’urgenza, trombosi profonda della succlavia. Le hanno cambiato terapia, ora a distanza di cinque giorni, il dolore è diminuito, ma il gonfiore resta.
    Il braccio sinistro, a partire dal seno, cavo ascellare, per scendere fino al gomito, si sta ricoprendo di vene.
    È normale ?

    • Buongiorno. Purtroppo è normale che adesso le vene del braccio e del cavo ascellare si gonfino. La trombosi della della vena succlavia dopo l’impianto di pacemaker è una evenienza possibile. Di solito avviene, quando accade, lentamente per cui non si avvertono sintomi, e piano piano si forma tutto un reticolo di vene che formano un circolo collaterale per consentire al sangue che viene dal braccio di procedere verso il cuore. In questo caso, la chiusura della succlavia avvenuta precocemente, ha procurato tutti i sintomi accusati e la formazione del reticolo di vene collaterali così evidente. Se tutto procede come dovrebbe, lentamente il gonfiore si attenuerà ed anche la visibilità del circolo venoso. Di norma ciò non comporta comunque alcun residuato funzionale. In ogni modo lo tenga sotto controllo riferendosi al Centro dove ha eseguito l’impianto.

  5. Buonasera dr Schiro’ mia suocera di 81 anni è portatrice di pacemaker da diversi anni per episodi di bradicardia. La frequenza cardiaca, da sempre di 60 battiti al minuto, oggi è salita a 83. Mi devo preoccupare?
    La ringrazio e saluto.

    • Buongiorno Luisa. Se la frequenza è sempre 60 battiti al minuto è possibile che il ritmo sia determinato dal pacemaker. In questo caso una frequenza decisamente superiore potrebbe indicare una possibile aritmia atriale. Un polso irregolare ne darebbe conferma. Nulla di tragico comunque: se i dubbi sono confermati, un tracciato ECG sarebbe opportuno.
      Ma se invece la frequenza è diversa in giorni diversi, un aumento non significa nulla.
      Il controllo del pacemaker valuterà se l’aritmia è reale e soprattutto se ci sono stati altri eventi.

  6. Dott. Schirò mi chiarisca questo dubbio:
    premessa mia suocera ha già avuto un ictus tanti anni, stà per essere sottoposta a impianto pacemaker;

    prima di entrare in sala operatoria, sottoposta ad anestia locale, non subisce intervento, perchè colpita da nuovo ictus; che responsabilità ci sono in questi casi?
    che relazione si potrebbe associare intervento/anestesia/ictus? anche se operazione richiede anestesia locale, ma il paziente essendo già affetto da ictus, non sarebbe stato meglio anestetizzarla totalmente, evitando nuove fibrillazione, causa internento?

    • Buongiorno Dino. Non c’è alcun nesso tra anestesia e ictus, specie se anestesia locale. E dunque nessuno ne ha responsabilità per il nuovo ictus di sua suocera. Inoltre, avere già avuto un episodio di ictus non è una ragione per sottoporre una paziente ad una anestesia generale, più rischiosa ed il questo caso completamente inutile.

      • …scusi intervento viene iniziato (tantè che iniziano a tagliare per impiantare il pace maker) ma il paziente, sottoposto ad anestesia locale, va in fibrillazione a incisione iniziata, e quindi colpito da ictus; ora in rianimazione;
        mi vien da dire che le responsabilità di questo gravissimo peggioramento di salute sono imputabili a equipe medica e chirurgo, dico bene?

        • No, perché non c’è alcuna responsabilità dell’equipe medica o chirurgica per l’insorgenza della fibrillazione atriale. E neppure l’incisione o l’anestesia provocano questo tipo di aritmia. Le cause sono della patologia cardiaca. Dispiace per la signora, ma non intravedo alcuna responsabilità da parte di nessuno.

    • Buongiorno Riccardo. No, i battiti non possono scendere sotto la soglia programmata a meno di una disfunzione del pacemaker o più probabilmente di una errata lettura della frequenza cardiaca.

  7. salve,vorrei fare un preventivo per un paziente ,che arriva dal estero,per sostituzione di pacemaker bicamerale(da più da 10 anni)

  8. Buongiorno, mia mamma di 83 anni ha subito l’impianto di pacemaker 2 giorni fa. Appena dimessa a casa accusa forte mal di testa e dolori cervicali, è normale? Lei in vita sua non ha mai accusato ne mal di testa, ne dolori cervicali. Grazie cortese risposta

    • Buongiorno. I sintomi che riferisce non sono riferibili all’impianto di pacemaker. Almeno direttamente. Potrebbe essere dovuto alla postura durante l’impianto e/o agli ambienti freddi della sala operatoria.

  9. Salve, a mia nonna, 88 anni è stato impiantato un pacemaker dieci giorni fa. I primi giorni dopo l’intervento aveva i batti cardiaci intorno agli 80, ora negli ultimi due giorni sono calati fino a 62, dobbiamo preoccuparci oppure è normale? Grazie.

    • Buonasera. Nessuna preoccupazione. Normalmente il pacemaker è regolato con un valore minimo di battiti 60 al minuto. Se il cuore batte con un ritmo superiore a 60, il pacemaker non interviene. Dunque tutto normale.

  10. buongiorno, 10 giorni fa mi è stato impiantato un pacemaker (malattia del nodo del seno; a metà giornata prendo 1,25 bisoprololo; 27 giugno p.v. controllo telemetrico) e stamani c’è stato il controllo dei punti (tutto a posto), nel frattempo sento una stanchezza infinita e non capisco se è normale o no, stamani ho provato a chiedere ma in pratica mi hanno detto che verrà valutato tutto il 27… non ho un cardiologo perchè la necessità del pacemaker si è rivelata all’improvviso e sono stata operata a una settimana dagli esami che ne indicavano la necessità, lei può darmi un’indicazione rispetto alla “normalità” o meno di questa imponente stanchezza, e quindi posso aspettare il 27, oppure devo trovare subito un cardiologo? grazie e cordiali saluti, francesca moccagatta

    • Buonasera. Una stanchezza improvvisa non è certamente normale. Dire che viene dal pacemaker è teoricamente possibile ma solo l’interrogazione può darne la conferma. Quello che può fare nel frattempo è misurare più volte al giorno la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna e con questi dati rivolgersi al medico curante innanzitutto e solo dietro sua indicazione ad un cardiologo. Della frequenza cardiaca dovrà valutare se è ritmica (cioè con i battiti regolari per verificare semmai fosse insorta una aritmia atriale che giustificherebbe la stanchezza) e che i battiti siano almeno quelli di programmazione minima. Altro non potrei dire. Per ulteriori chiarimenti non esiti a contattarmi.

      • grazie molte, vorrei precisare che la stanchezza non è improvvisa, la sentivo da alcuni mesi, l’avevo segnalata a medico curante e omeopata ma con integratori vari non era diminuita e il tutto era stato attribuito a un periodo di stress legato a vari motivi, poi da esamiè risultata malattia del nodo del seno e necessità di pacemaker e dopo l’intervento (una decina di giorni fa), mentre aspettavo un miglioramento, si è invece accentuata…

        • Cerchi di controllare il ritmo del suo cuore per assicurarsi che non ci siano episodi aritmici. Non sembra esserci altro da fare prima del controllo del pacemaker, dal momento che suppongo che un ecocardiogramma prima dell’impianto sia stato già eseguito.

  11. sono portatore di pacemaker oggi ho sentito un tremolio al cuore per circa 15 minuti devo preoccuparmi e andare dal Medico ?

    • Buongiorno. Per il sintomo che ha sentito, ovviamente non può dirsi nulla di decisivo. Potrebbe essere stata una aritmia ma l’unico modo per esserne certi è interrogando il pacemaker. Se non è complicato potrebbe contattare il Centro dove ha eseguito l’impianto e seguire le loro indicazioni.

    • Buonasera. In quasi tutti i Centri Cardiologici siciliani è possibile controllare il pacemaker. Sarebbe più opportuno indicare dove vive per conoscere gli Ospedali più vicini dove potere eseguire il controllo.

    • Buonasera Francesco. Che gli elettrodi possano spostarsi dal posizionamento iniziale è possibile. Dire che è facile è improprio, perché vengono ancorati o con la minuscola vite in punta, o con le “barbe” in silicone poste all’estremità. Tuttavia può capitare di piccoli o totali spostamenti. Normalmente avviene nei primi tempi dopo l’impianto. Col passare delle settimane e dei mesi diventa più difficile.

  12. Il primo di giugno 2016 ho avuto l’intervento del stimolatore cardiaco ora tra un mese avevo l’appuntamento dal mio dentista per due impianti ora chiedo si possono fare oppure è meglio aspettare qualche mese ? GRAZIE

    • Non ci sono ragioni per rimandare l’impianto dentale. Al massimo aspetterei dopo il primo controllo del pacemaker per essere certo che questo funzioni. Ma solo per questo.

  13. Buona sera mio padre 86 anni gli è stato impiantato il pacemaker 40 giorni fa dal giorno successivo delle sue dimissioni accusa indurimento e bruciori ai polpacci può dipendere dall’intervento? Da premettere che prima non gli aveva e svolgeva tutto normalmente sopratutto pedalare in bici ..grazie per l’attenzione

  14. chi ha un pacemaker dovrà in futuro fare trapianto di cuore o potrebbe vivere così? grazie un anticipo

    • Cara Giuseppina, non è necessario alcun trapianto. Il pacemaker risolve il problema dell’aritmia, per cui si potrà vivere tranquillamente in questo modo. Naturalmente dovrà sottoporsi ai controlli periodici.

  15. Sono portatore di pacemaker ho 73 anni posso usare il tagliaerba elettrico?nel ringraziarla anticipatamente le invio i più cordiali saluti.Cerreti vittorio. Grazie.

    • Il tagliaerba elettrico non interferisce col suo pacemaker, tuttavia bisogna essere sicuri che le vibrazioni dell’utensile non vengano interpretate dal PM come attività cardiaca. Si accerti, nel Centro dove esegue i controlli, di non essere dipendente dal pacemaker ed eventualmente lo faccia riprogrammare.

    • Sig Antonio, dal punto di vista strettamente tecnico, è meglio lasciare trascorrere almeno sei mesi prima di stressare la zona di impianto con movimenti così intensi come li procura l’uso della motozappa. Va considerato, inoltre la patologia cardiaca che ha determinato la necessità dell’impianto di pacemaker. In caso di dipendenza dal pacemaker, il tremore muscolare da motozappa potrebbe essere interpretato dal dispositivo come attività cardiaca e inibirlo ad erogare l’impulso. Valuti tutte queste componenti in sede di controllo e si lasci guidare dal cardiologo che se ne occupa.

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