La fibrillazione atriale

La fibrillazione atriale, insieme al flutter atriale, sono disturbi del ritmo cardiaco che riguardano la parte alta del cuore, e più esattamente le due camere atriali. Vediamo di che si tratta.

Che cosa è la fibrillazione atriale?

Nel cuore, normalmente, ogni battito viene generato in un punto ben preciso dell’atrio destro, chiamato nodo del seno, un gruppo di cellule specializzate a mandare un segnale elettrico da cui deriva un battito cardiaco perfettamente ordinato e ritmico (in condizioni di riposo, 60-80 battiti al minuto).
Nel caso della fibrillazione atriale, invece, gli impulsi si generano da più parti degli atri in maniera disordinata e indipendente. Bisogna immaginarlo come se da punti diversi di un laghetto, si generassero una serie di piccole onde che si scontrano tra di loro.
Gli atri, in questo caso, fibrillano, o “tremano” e le normali contrazioni vengono sostituite da movimenti caotici completamente inefficaci ai fini del corretto funzionamento della circolazione del sangue dentro il cuore. Dei tanti impulsi, solo alcuni riusciranno a propagarsi nei ventricoli provocando contrazioni irregolari e variabili, determinando il caratteristico battito irregolare che si sente al polso.
Mentre alcuni pazienti non lamentano alcun sintomo, altri possono accusare palpitazioni, mancanza di respiro, stanchezza e a volte senso di costrizione al petto.
Questo tipo di aritmia può avere durata molto variabile:  da pochi secondi, a minuti, ore, giorni, mesi o diventare permanente o cronica, cioè per tutto il resto della vita della persona.
Di per sé non è una malattia estremamente pericolosa,  a patto che si prendano le dovute precauzioni, soprattutto per evitare il cosiddetto fenomeno dell’embolia. Questo perché, durante la fibrillazione atriale, la mancata contrazione provoca il ristagno del sangue in alcune parti degli atri, con il rischio che si formino dei “coaguli di sangue”, detti emboli o trombi, che possono staccarsi e andare in circolo ostruendo piccole e medie arterie del cervello, delle gambe, degli organi interni, determinando ictus cerebrale o ischemie degli arti.

Cosa fare in caso di fibrillazione atriale?

In caso di fibrillazione atriale è bene recarsi il più rapidamente possibile al Pronto Soccorso per tentare di farla passare prima che si possano formare i coaguli di sangue (entro 24/48 ore).
Il ripristino del ritmo normale (sinusale) si chiama cardioversione e può essere effettuata con l’uso di farmaci o elettricamente. L’uso degli anticoagulanti, di norma, si impone.
farmaci anticoagulanti comprendono l’eparina e il Coumadin (Warfarin) e i nuovi anticoagulanti orali (NAO).
Il Coumadin è una pillola che è va presa quotidianamente e la dose deve essere regolata secondo il risultato di un esame del sangue. Questo esame, chiamato INR, controlla la “densità” del sangue e dovrebbe essere compreso fra 2 e 3.
Se l’INR è troppo basso, ci può essere un aumentato rischio di formazione di coaguli, se l’INR è troppo alto, il rischio è quello di sanguinamento.
L’eparina è un anticoagulante che può essere somministrato endovena o con iniezioni sottocutanee. Essa agisce più rapidamente del Coumadin. Spesso i pazienti sono trattati inizialmente con eparina e Coumadin insieme, finché il Coumadin diventa efficace e questo può richiedere molti giorni. Per questo è necessario attenersi con grande attenzione ai piani di terapia prescritti dal medico.
Nuovi anticoagulanti orali (NAO).  Si tratta di nuove molecole farmacologiche che rallentano la coagulazione del sangue come il coumadin, ma agiscono con altri meccanismi di azione. Non necessitano di controlli ripetuti dei valori coagulativi e non obbligano a particolari restrizioni alimentari.

Quali sono le cause che determinano l’insorgere di una fibrillazione atriale?

Questo genere di disturbo può colpire, teoricamente, tutti: sia le persone con cuore sano che quelle con cuore malato. Naturalmente le probabilità di insorgenza sono fortemente variabili. Intanto, aumentano con l’età, infatti sono quasi nulle nei bambini e rarissime nei giovani non cardiopatici, mentre nella popolazione adulta e anziana riscontriamo una incidenza che raggiunge il 6% della popolazione tra i 60 e gli 80 anni.
Ovviamente chi è affetto da malattie cardiache, come i difetti delle valvole del cuore, i cardiopatici ischemici, ossia quelli affetti da stenosi delle coronarie, i soggetti con ipertensione arteriosa malcurata, rischia di più.
A volte la causa scatenante può essere una pericardite, che è una infiammazione del “sacchetto che avvolge il cuore”, una miocardite, che è una infezione del muscolo cardiaco o infine una malattia extracardiaca come l’ipertiroidismo, l’embolia polmonare, o addirittura l’abuso di alcol, fumo, droghe.

Come si cura la fibrillazione atriale?

Il primo approccio è sicuramente farmacologico. Esistono molti farmaci antiaritmici piuttosto efficaci. Naturalmente per prima cosa la fibrillazione atriale va interrotta al più presto. Se non sono sufficienti i farmaci si ricorrerà alla cardioversione elettrica, entro le prime ore o in Day Hospital, se non passa subito.
Leggi come si esegue la procedura  quicardioversione elettrica

Nelle persone relativamente giovani o che tollerano male la fibrillazione atriale cronica o ricorrente si può tentare l’Ablazione transcatetere che  consiste nella eliminazione delle vie elettriche anomale.
Leggi come si esegue la procedura qui:  Ablazione Transcatetere (ATC)

Saverio Schirò

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