Colonscopia: quando eseguirla e perché

La colonscopia è un esame diagnostico che serve ad esplorare le pareti interne del colon, l'ultimo tratto dell'intestino, per scoprire eventuali lesioni, ulcerazioni, occlusioni o masse tumorali. È indispensabile da eseguire in presenza di particolari sintomi ma è anche un importante strumento per la prevenzione dei tumori del colon.

La colonscopia è un esame endoscopico eseguito per diagnosticare disturbi a carico del colon e, laddove possibile, trattarne alcuni senza ricorrere alla chirurgia tradizionale.
Una sonda munita di telecamera, il colonscopio, viene introdotta per via anale, consentendo la visione dell’intestino, così da individuare la presenza di emorragie, di alterazioni della mucosa, lesioni o processi infiammatori che potrebbero essere sintomi di eventuali patologie. Durante l’esecuzione dell’esame è inoltre possibile prelevare campioni di tessuto da sottoporre a ulteriori e specifiche analisi. Oppure asportare lesioni tumorali o polipi adenomatosi, fermare emorragie evitando in alcuni casi al paziente un successivo ricorso alla chirurgia.

Quando è necessario fare una colonscopia

Se al di sotto dei 45 anni di età, e senza sintomi precisi e duraturi, la colonscopia non è indicata. Per il resto è bene attenersi alle linee guida della Federazione delle malattie digestive. Ovviamente l’indagine va prescritta dal medico specialista dopo una visita endoscopica. Vediamo quali sono i casi e si sintomi che devono metterci in allarme.
– alterazioni intestinali rilevate durante l’esecuzione di altri esami (clisma opaco, ecografia, Tac o risonanza magnetica)
– sanguinamento gastroenterico non spiegato
– significativo calo di peso senza cause apparenti
– anemia da carenza di ferro non spiegata
– modificazioni persistenti e significative dell’alvo (diarree prolungate associate a periodi di stitichezza)
– presenza di sangue occulto nelle feci (dopo esecuzione del cosiddetto soft-test)
La colonscopia è inoltre indicata nell’ambito della diagnosi e della sorveglianza del cancro del colon-retto e dei polipi adenomatosi nei soggetti oltre i 50 anni.
Il tumore del colon, nella maggior parte dei casi, deriva dalla trasformazione in senso maligno dei polipi adenomatosi, dovuti alla riproduzione incontrollata delle cellule della mucosa del colon.
La familiarità in questo tipo di patologie ha un ruolo molto importante, per cui chi ha un parente di primo grado con tumore del colon-retto o con polipi intestinali, ha un rischio 2-3 volte maggiore di ammalarsi a sua volta. Per queste persone è indicata l’esecuzione di una colonscopia almeno 10 anni prima rispetto all’età di insorgenza del tumore nel parente o comunque dopo i 50 anni.
Il programma di screening per il tumore del colon-retto previsto, in Italia, per tutti gli uomini e donne fra i 50 e i 69 anni, consiste nell’esecuzione del soft-test per la ricerca del sangue occulto nelle feci (polipi e tumori possono sanguinare in maniera quasi impercettibile lasciando tracce ematiche invisibili a occhio nudo) e in caso di esito positivo, è prevista l’esecuzione di una colonscopia per verificare la causa del sanguinamento e asportare direttamente eventuali polipi.
In caso di asportazione endoscopica o chirurgica di polipi adenomatosi, la colonscopia va ripetuta entro 3 anni e dopo altri 5 nei pazienti con polipi multipli o di dimensioni superiori a un centimetro. La ripetizione della colonscopia è inoltre indicata in chi è stato operato di cancro del colon, come strumento di sorveglianza periodica (a distanza di uno e due anni e, successivamente, ogni tre anni) per individuare sul nascere eventuali recidive.
Anche la presenza di malattie infiammatorie croniche intestinali e di malattie genetiche ereditarie intestinali aumenta le possibilità di sviluppare un tumore del colon-retto. Per questo, la colonscopia è indicata per esempio per la sorveglianza periodica nei pazienti da anni alle prese con colite ulcerosa e morbo di Crohn.

Come prepararsi all’esame

La colonscopia richiede di essere eseguita con una preparazione particolare che consenta di avere l’intestino completamente libero.
Il Centro al quale ci si rivolge fornisce le regole da seguire, per prepararsi all’esame. Ovviamente in occasione della visita endoscopica eseguita prima della prenotazione, bisogna specificare se si è in particolari condizioni, come gravidanze in atto, o se si soffre di allergie o particolari patologie che richiedono l’uso di farmaci. I portatori di pacemaker o defibrillatori è bene che presentino la documentazione relativa al device impiantato.
Normalmente dalla settimana precedente l’esame occorre seguire un’apposita dieta evitando di mangiare alimenti ricchi di fibre e scorie (come frutta, verdura, pasta e cereali integrali), mentre si possono continuare a consumare carne, pesce, uova e formaggi.
Il giorno prima dell’indagine, è prefereibile astenersi completamente dal consumo di cibi solidi e passare da una dieta semiliquida a una dieta liquida dopo il pranzo (acqua, tisane, camomilla, caffè o tè, brodo non vegetale).
Il pomeriggio prima dell’esame, secondo le indicazioni del Centro, si assumeranno dei lassativi da prendersi insieme a 3-4 litri di acqua in poche ore per ottenere la completa pulizia dell’intestino. Si tratta del momento più fastidioso per il senso di nausea che a volte ne consegue.
In questa fase, ricordatevi di rimanere  vicini ad un bagno sempre a disposizione!
ll giorno della colonscopia, ovviamente, occorre essere a digiuno.

Come viene eseguita la colonscopia

L’esame viene effettuato attraverso l’introduzione per via anale di una sonda, detta colonscopio, che ha un diametro da circa 11 mm a 13 mm. La sonda è munita di microcamera attraverso la quale è possibile visionare in tempo reale l’interno del colon. Per facilitare la penetrazione della sonda, il colon stesso viene dilatato insufflando aria all’interno, procedimento che può risultare in alcuni casi fastidioso e anche doloroso.
Fortunatamente l’esame viene generalmente eseguito in sedazione cosciente e in analgesia cioè dopo la somministrazione di farmaci per via endovenosa che annullano gran parte del dolore e comunque provocano uno “stordimento” e una amnesia retrograda che non dà consapevolezza della esecuzione dell’esame.
Dopo la monitorizzazione dell’elettrocardiogramma e della saturazione di ossigeno, si viene fatti sdraiare su un fianco con le ginocchia piegate e il colonscopio viene introdotto lentamente nel canale anale e si inizia l’esplorazione della mucosa. In presenza di neoformazioni, i polipi vengono asportati attraverso particolari pinzette di cui il colonscopio è dotato, mentre piccoli frammenti di tessuto possono essere recuperati per analizzarli successivamente.
La durata dell’esame, normalmente 15-20 minuti, può variare a seconda del tratto di intestino da esplorare, dalle caratteristiche individuali delle anse intestinali, dalla necessità di effettuare biopsie o piccoli interventi, che inevitabilmente allungano le tempistiche.
Dopo la sedazione, è bene attendere il tempo necessario prima di essere riaccompagnati a casa e restare a riposo per il resto della giornata.

Le possibili complicanze

La colonscopia è una procedura sicura, ma, come in tutte le pratiche della medicina, possono, seppur raramente, insorgere delle complicazioni. Le più comuni, ma comunque rare, sono la perforazione accidentale della parete intestinale o la comparsa di emorragie, anche nei giorni successivi, soprattutto se durante l’esame si asportano polipi di dimensioni importanti.

Controindicazioni alla esecuzione di una colonscopia

Alcune particolari condizioni particolari, come gravi disturbi cardiaci o respiratori, possono rendere difficile l’esecuzione dell’esame. Mentre in presenza di colite fulminante, diverticolite acuta severa, peritonite o megacolon tossico, la colonscopia è controindicata.

Metodi alternativi per l’esame del colon

Tenuto presente che la colonscopia non evidenzia sempre tutti i tipi di patologia, tumori compresi! Quando per svariate ragioni non può essere eseguita, e ci sono le indicazioni per fare accertamenti di quella zona, esistono esami alternativi seppur meno precisi come risultati.
Clisma opaco. Altro non è che una radiografia del colon dopo l’introduzione di un mezzo di contrasto attraverso il retto.
Colongrafia TAC.
– TAC multistrato a 64 detettori. Un’endoscopia virtuale che tramite un particolare software permette di ottenere immagini 3D di alta qualità. Richiede la stessa preparazione della colonscopia tradizionale per la pulizia dell’intestino, non è invasiva, non richiede sedazione e permette un’endoscopia anche delle parti in movimento. È tuttavia meno sensibile nel rilevare lesioni inferiori ai 10 mm o lesioni piatte; espone inoltre il paziente a una dose di radiazioni circa quattro volte più alta rispetto a una mammografia e può comunque richiedere l’esecuzione successiva di una colonscopia tradizionale.
– La videocapsula. Si tratta di una capsula che viene ingerita dal paziente, trasportata dai movimenti dell’intestino durante il suo transito e quindi espulsa con le feci. Viene impiegata non per lo studio del colon, ma per esaminare l’intestino tenue nei casi di anemia non spiegata per escludere sanguinamenti occulti a tale livello o nei casi di sospetta malattia infiammatoria intestinale a carico del piccolo intestino. Non richiede esposizione a radiazioni.

Saverio Schirò

fonti: la coloscopia quando e perché eseguirla: saperesalute.it
https://it.wikipedia.org/wiki/Colonscopia
http://www.sied.it/files/LapreparazioneintestinaleallacolonscopialeLineeGuidaESGE.pdf
http://www.sied.it/files/2Appropriatezzadelleindicazioniagliesamiendoscopici.pdf

 

LASCIA UN COMMENTO

Scrivi il tuo commento
Scrivi il tuo nome

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.